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Giovedi 12 Gennaio 2017

Conclusione Lectio Divina Giovedi 23 Giugno 2016!

SALVARE IN NOI UN PICCOLO PEZZO DI DIO

 

«Preghiera della domenica mattina. Mio Dio, sono tempi tanto angosciosi. Stanotte per la prima volta ero sveglia al buio con gli occhi che mi bruciavano, davanti a me passavano immagini su immagini di dolore umano. Ti prometto una cosa, Dio, soltanto una piccola cosa: cercherò di non appesantire l’oggi con i pesi delle mie preoccupazioni per il domani - ma anche questo richiede una certa esperienza. Ogni giorno ha già la sua parte. Cercherò di aiutarti affinché tu non venga distrutto dentro di me, ma a priori non posso promettere nulla. Una cosa, però, diventa sempre più evidente per me, e cioè che tu non puoi aiutare noi, ma che siamo noi a dover aiutare te, e in questo modo aiutiamo noi stessi. L’unica cosa che possiamo salvare di questi tempi, e anche l’unica che veramente conti, è un piccolo pezzo di te in noi stessi, mio Dio. E forse possiamo anche contribuire a disseppellirti dai cuori devastati di altri uomini. Sì, mio Dio, sembra che tu non possa far molto per modificare le circostanze attuali ma anch’esse fanno parte di questa vita. Io non chiamo in causa la tua responsabilità, più tardi sarai tu a dichiarare responsabili noi. E quasi a ogni battito del mio cuore, cresce la mia certezza: tu non puoi aiutarci, ma tocca a noi aiutare te, difendere fino all’ultimo la tua casa in noi. Esistono persone che all’ultimo momento si preoccupano di mettere in salvo aspirapolveri, forchette e cucchiai d’argento - invece di salvare te, mio Dio. E altre persone, che sono ormai ridotte a semplici ricettacoli di innumerevoli paure e amarezze, vogliono a tutti i costi salvare il proprio corpo. Dicono: me non mi prenderanno. Dimenticano che non si può essere nelle grinfie di nessuno se si è nelle tue braccia. Comincio a sentirmi un po’ più tranquilla, mio Dio, dopo questa conversazione con te. Discorrerò con te molto spesso, d’ora innanzi, e in questo modo ti impedirò di abbandonarmi. Con me vivrai anche tempi magri, mio Dio, tempi scarsamente alimentati dalla mia povera fiducia; ma credimi, io continuerò a lavorare per te e a esserti fedele e non ti caccerò via dal mio territorio».

 

 

 

«Sì, mio Dio, ti sono molto fedele, in ogni circostanza, non andrò a fondo e continuo a credere nel senso profondo di questa vita; so come devo continuare a vivere e ci sono in me, e in lui, delle certezze così grandi, ti sembrerà incomprensibile ma trovo la vita così bella e mi sento così felice. Non è meraviglioso? Non oserei dirlo a nessuno con così tante parole».

«Penso anche alla figura di Etty Hillesum, una giovane olandese di origine ebraica che morirà ad Auschwitz. Inizialmente lontana da Dio, lo scopre guardando in profondità dentro se stessa e scrive: "Un pozzo molto profondo è dentro di me. E Dio c’è in quel pozzo. Talvolta mi riesce di raggiungerlo, più spesso pietra e sabbia lo coprono: allora Dio è sepolto. Bisogna di nuovo che lo dissotterri" (Diario, 97). Nella sua vita dispersa e inquieta, ritrova Dio proprio in mezzo alla grande tragedia del Novecento, la Shoah. Questa giovane fragile e insoddisfatta, trasfigurata dalla fede, si trasforma in una donna piena di amore e di pace interiore, capace di affermare: "Vivo costantemente in intimità con Dio"» (Benedetto XVI, Udienza generale 13 febbraio 2013).

 

 

 

 Biografia

 

 

 

Esther Hillesum conosciuta col nome di Etty, nasce il 15 gennaio 1914 a Middelburg in Olanda, in una famiglia della borghesia intellettuale ebraica.

Il padre, Levie (detto Louis), era un professore di lingue classiche e in seguito preside del liceo di Deventer, incarico che ricoprì fino al 1940, quando gli venne revocato a causa delle leggi razziali. La madre di Etty, Rebecca Bernstein (detta Riva) nacque a Potcheb, in Russia, nel 1881, ma nel 1907, travestita da soldato, si rifugiò in Olanda per scampare a un pogrom. Qui sposa Louis Hillesum: la coppia ebbe tre figli: Etty, Misha e Jaap, questi ultimi eccezionalmente dotati l'uno nel campo della musica, divenne un pianista di talento e l'altro nelle scienze, studiò medicina e durante la guerra lavorò, in qualità di medico, presso l'Ospedale israelitico di Amsterdam.

Nel 1926 Esther si iscrive al liceo classico di Deventer. Sei anni dopo si trasferisce ad Amsterdam, dove si laurea in giurisprudenza nel 1939. Si iscrive poi alla facoltà di lingue slave, impartisce lezioni di russo e si interessa anche agli studi di psicologia.

Nel marzo 1937 Etty va ad abitare presso la casa di Hendrik Wegerif (detto Han), nella quale anche suo fratello Jaap aveva vissuto per un certo periodo. Etty si occupa della gestione della casa, lavoro per il quale riceve una paga da Hendrik, anziano vedovo cristiano padre di quattro figli. I rapporti tra Esther e quest'uomo presto si trasformano in una relazione sentimentale.

Sarà proprio in quella casa che Etty inizierà a scrivere il suo Diario (dal marzo 1941) dove annota la sua trasformazione spirituale e le sue vicende umane prima del trasferimento al campo di Westerbork. Nel 1939 infatti il governo olandese, in accordo con la principale organizzazione ebraica presente in Olanda, decide di riunire lì i rifugiati ebrei, tedeschi o apolidi, che vivono nei Paesi Bassi, pensando ad una loro futura riemigrazione.

Il 10 maggio 1940 i tedeschi irrompono in Olanda: cinque giorni dopo la regina e il governo si rifugiano in Inghilterra.

Nel febbraio del 1941 avviene l'incontro più importante della vita di Etty: quello con lo psicanalista Julius Spier, allievo di Carl Gustav Jung e iniziatore della psicochirologia, la scienza che studia la psiche di una persona partendo dall'analisi delle mani. Ebreo tedesco fuggito da Berlino nel 1939, Spier tiene ad Amsterdam dei corsi serali durante i quali invita gli studenti a presentargli le persone che poi diventeranno oggetto del suo studio. Bernard Meylink, un giovane studente di biochimica che vive nella casa di Han, propone Etty. L'incontro con Spier è per Esther folgorante: decide subito di prendere un appuntamento privato con lui per cominciare una terapia. Diventa sua paziente e assistente, poi amante e compagna intellettuale, nonostante la notevole differenza di età (lei ha 27 anni e lui 54) e il fatto che entrambi siano già impegnati in una relazione.

Quest'incontro segnò il via all'evoluzione della sua sensibilità in direzione sempre più spirituale (sebbene laica e aconfessionale), come testimonia nel suo diario.

Tra i mesi di maggio e giugno 1942 nei Paesi Bassi viene portata a compimento l'attuazione delle leggi di Norimberga, che vietano agli ebrei, tra le altre cose, di usare trasporti pubblici, telefonare, sposarsi con persone non ebree. Dalla radio giunge la notizia (riportata da Etty nel suo diario, in data 29 giugno) che in Polonia sono stati uccisi 700.000 ebrei. Etty prende coscienza del piano nazista: lo sterminio della popolazione ebraica.

Il 1 luglio 1942 il campo di Westerbork passa sotto il comando tedesco, diventa luogo di raccolta e smistamento per gli ebrei prigionieri diretti ad Auschwitz.

Il 16 luglio Etty viene assunta come dattilografa al Consiglio Ebraico di Amsterdam, sezione assistenza alle partenze. L’ incarico non le piace, e venuta a conoscenza della decisione, da parte del Consiglio Ebraico di Amsterdam, di aprire una sezione nel campo di Westerbork, fa richiesta di trasferimento. La sua domanda è accettata: il 30 luglio 1942 comincia a lavorare al dipartimento di aiuto sociale alle persone in transito.

A Westerbork gode di una certa libertà, che le consente di mantenere contatti con l'esterno e di scrivere numerose lettere. Torna talvolta ad Amsterdam, e proprio durante uno dei suoi soggiorni nella capitale olandese le viene trovato un calcolo biliare, è perciò costretta a una lunga degenza presso l'ospedale israelitico.

Il 15 settembre 1942 Julius Spier muore per un tumore al polmone. Etty, che in quel momento si trova ad Amsterdam con lui, ha il permesso delle autorità tedesche di partecipare al funerale.

Il 5 giugno 1943 Etty torna al campo di Westerbork: rifiuta l'aiuto che molti suoi amici le offrono per nasconderla e sfuggire così alla persecuzione nazista. Affida ad una amica, Maria Tuinzing, gli 11 quaderni del diario, chiedendole di darli allo scrittore Klaas Smelik per pubblicarli alla fine della guerra, qualora lei non dovesse tornare più. Nello stesso mese arrivano a Westerbork anche i suoi genitori e il fratello Mischa, arrestati durante una retata.

A luglio le autorità tedesche decidono che metà dei membri del Consiglio Ebraico presenti nel campo di Westerbork. deve tornare ad Amsterdam, mentre gli altri devono rimanere perdendo però ogni libertà di circolazione e comunicazione. Etty decide di restare.

Il 7 settembre 1943 la famiglia Hillesum sale su un treno diretto in Polonia. Durante il viaggio Etty riesce a gettare un biglietto indirizzato ad un'amica ed è l'ultimo scritto di Esther. Verrà ritrovato lungo la linea ferroviaria e spedito.

I genitori di Esther muoiono qualche giorno dopo la partenza, non è chiaro se durante il tragitto o al loro arrivo uccisi in una camera a gas.

Etty muore ad Auschwitz il 30 novembre 1943.

Stessa sorte per suo fratello Mischa, il 31 marzo 1944.

Jaap Hillesum, deportato a Bergen Belsen nel febbraio 1944, muore il 27 gennaio 1945 sul treno che liberava i prigionieri del campo, vittima probabilmente di un’epidemia di tifo.

 

Nell’autunno del 1943 vengono pubblicate clandestinamente ad Amsterdam due lettere che Etty aveva scritto dal campo nel dicembre 1942 e il 24 agosto 1943. Ma per la pubblicazione complessiva delle sue opere bisognerà aspettare molti anni: il Diario viene pubblicato per la prima volta in Olanda nel 1981 dall'editore Gaarlandt. E nel 1982 vengono pubblicate le Lettere scritte a Westerbork col titolo Il cuore pensante della baracca.

Giovedi 11 Febbraio ORE 21,00

 

 

LECTIO DIVINA PRESSO LA

 

FAMIGLIA

 

 

PETROLLINI-PARMEGGIANI VIA

 

CASETTA MATTEI, 421

Giovedi 28

 

 ORE 21,00 LECTIO DIVINA PRESSO LA FAMIGLIA GALIETI – VINCI VIA DEGLI ESTENSI, 206

 

 

Lettura del Vangelo: 

 

 

Dio ci ha chiamati mediante il Vangelo, per entrare in possesso della gloria del Signore nostro Gesù Cristo.

(2Ts 2,14)

 

II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / C (Gv 2,1-11)

 

 

 

 

Signore Gesù, ti vogliamo pregare confidando molto nella tua premurosa solidarietà.

quando siedi alla tavola della nostra amicizia e ci vedi sopraffatti dal grigiore della stanchezza,

rinnova per noi il miracolo di Cana perchè possiamo ritrovare il sapore della vita.

ascolta le parole degli amici che ci vorrebbero salvare da ogni tristezza;

rendici a nostra volta generatori di gioia con i gesti della condivisione che tu ci hai insegnato.

sii sempre presente in mezzo a noi come lo Sposo che invita alla festa;

sii soprattutto nelle nostre famiglie quando manca il "vino" dell'amore e del perdono.

sii tu il vino del miracolo segretamente invocato dalla nostra inesausta sete di amore

e fa' che nessuna tristezza possa mai velare il sorriso che hai fatto sbocciare sul volto

 

di tante persone ridestando nel loro cuore la speranza della gioia. Amen

 

 

 Lettura del Vangelo:Riflessioni 

 

 

Lo Spirito del Signore è sopra di me, mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio.

(Is 61,1)

 

III DOMENICA DI AVVENTO / C (Lc 3,10-18)

 

 

 

 

 

 

 

 

Giovedì 10 dicembre 2015 presso la famiglia Noto, con la guida del Parroco padre Francesco, si è svolto l’incontro di meditazione sulle letture della terza Domenicadi Avvento.

 

Dal libro del profeta Sofonia 3,14-17

Salmo Is 12,2-6

Lettera di S. Paolo ai Filippesi 4,4-7

Vangelo secondo Luca 3,10-18

“... le folle interrogavano Giovanni, dicendo: -che cosa dobbiamo fare?-…”.

 

 

L’Avvento, con l’annuncio del Battista, è il tempo nel quale dobbiamo ripartire dal nostro cuore e dal desiderio digiustizia che nel nostro cuore è presente. Quel desiderio deve diventare anche impegno.