"Un giovane che non è in grado di sognare è chiuso in sé stesso. Sognate, perché con voi il mondo può essere diverso. Se voi date il meglio di voi stessi, aiutate il mondo a essere diverso. Non dimenticare, sognate"

 

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Genitori e ragazzi..leggersi

LE BUONE MANIERE SI POSSONO INSEGNARE ANCHE IN UNA PIZZERIA

 

L’idea mi piace, ma non ho un suggerimento: creare vicino alla sala uno spazio gioco per i piccoli

Caro Gabriele,

non so quale tipo di pizzeria ti sei inventato, ma prima o dopo, ti verrò a trovare. Comunque la tua iniziativa mi ha preso in contropiede, per la schiettezza e il coraggio.

Mi ha preso, come dicevo, in contropiede perché quando parliamo di educazione abbiamo tutti metà ragione e metà torto. Io, ad esempio, che da sempre invito i genitori a coniugare insieme alla serenità, ai baci, alla predilezione, alla pazienza, anche le quattro regole comportamentali che, come sale nella minestra, darebbero sapore a tutto il contesto. All’atto pratico mi accorgo che tra il dire e il fare, mai come in questo “mestiere”, ci stanno di mezzo migliaia di sfumature. In educazione non si gioca per vincere, ma per stare in campo nel modo migliore. Quindi da una parte sono felice del tuo gesto, ma dall’altra sono sicuro che il primo a dover distribuire i sì e i no, le osservazioni da fare nel tempo giusto e nel modo giusto, e nei momenti più delicati, capace di scegliere il contrario di quello che farebbero tutti.

Sarai vincitore quel giorno che la tua eleganza e il tuo equilibrio sapranno rispondere in modo “furbo” alle cosiddette madri di creature “feticce”.

Don Pino, carissimo amico, prete, educatore e scrittore si è divertito, in uno dei suoi tanti libri, ad elencare vari tipi di genitori. Eccone alcuni: genitori bancomat, genitori che affittano, genitori centro-benessere, genitori tandem, genitori per caso, genitori “chi tocca muore”, genitori part time. Ci sarebbe l’altro elenco, altrettanto infinito, di genitori positivi e invidiabili.

Tornando però alla tua iniziativa, ti propongo due cose: trovati due o tre ragazze che hanno studiato e prediletto corsi di formazione non per fare le pizzaiole ma per fare le educatrici. Usa loro a trattare con i clienti e con i bambini che, anziché essere spediti a casa, potrebbero, vicino alla sala clienti, trovare una sala giochi. In quel caso mentre le mamme di tutti i tipi se la chiacchierano, mangiando le tue ottime pizze, i figli se la chiacchierano alla loro maniera. Se non sai dove trovare queste ragazze, vieni da me che te le trovo subito.

Tu intervieni meno possibile: controlla, previeni e fai sempre il paciere, il resto lascialo alle ragazze. Comunque, se sei anche padre, oltre che artista, sappi che talvolta si riesce ad insegnare meglio l’educazione in una pizzeria, in un campo sportivo, in un teatro, che in un asilo infantile ed in qualche scuola primaria. Non è una battuta!

Conosci bene la mia esperienza e, a 90 anni, non ho tempo di fare battute in questo campo. Ne ho viste troppe! Lasciami fare volentieri solo qualche battuta sull’INTER! Vai avanti e sappi che l’idea è tanto bella quanto delicata. Sui titoli accademici che alcuni genitori ti regaleranno, una risatina sistema tutto.

 

 

di don Antonio Mazzi


 

"Qui la meta è partire"  

 

L’esperienza di un insegnante di religione nella scuola secondaria di secondo grado

 

Francesco Luppi

 

(NPG 2020-02-77)

 

 

“Qui la meta è partire” (Ungaretti). Partire ti costringe a lasciare certezze, a selezionare ricordi, a cristallizzare volti, a sentire nostalgia. E' toccato anche a me sperimentare un po' di tutto ciò: quest’estate ho saputo che avrei lasciato la scuola dove sono stato per otto anni. Mi accingevo a partire per un mare sconosciuto lasciando un porto sicuro in cui, tra normali fatiche e altrettante gioie, avevo costruito legami belli e fecondi con colleghi e studenti.

Alcuni miei alunni, venuti a sapere di questo mio passaggio, mi hanno inviato bigliettini che mi hanno riempito il cuore di gioia e tenerezza. Sì, perché uno dei tratti privilegiati del mio mestiere è la possibilità di creare relazioni vere con ragazzi che vivono un’età fondamentale della vita: l'adolescenza. Ecco alcune delle cose belle che mi hanno scritto: “Grazie prof! In questi anni lei non ha fatto religione ma ci ha mostrato come vivere”; oppure: “Grazie perché l’ora di religione ci ha permesso di esprimerci davvero, attraverso il dialogo e il confronto, senza dover aderire a dogmi preconfezionati...”; e ancora: “Sono state lezioni interessanti perché l’attualità è entrata in classe e non ci ha riproposto qualcosa di già sentito e a noi lontano”.

Dopo aver letto questi bigliettini, al di là dell’affetto e della stima, è sopraggiunto in me un senso di sconforto e parziale fallimento; con tutta la fatica che faccio a spiegare e far comprendere il senso dei 10 comandamenti, mi vedo scritto che non faccio religione? O con lo sforzo di rendere ragione oggi di tematiche attinenti la bioetica, la morale sociale, l’affettività rimanendo fedele al patrimonio della Chiesa cattolica, mi trovo scritto che l’attualità è entrata in classe quasi a scalzare un passato religioso che sa di “vecchio”? O ancora: l’apparente novità del dialogo e del potersi esprimere che i miei studenti avrebbero fatto “quasi in esclusiva” nella mia ora e non in tutte le materie scolastiche? Insomma, come sempre, i ragazzi ti mettono in discussione, spingendoti a comprendere meglio sia questo tempo sia la disciplina. Sono proprio i cuccioli d’uomo a mostrare i segni di una possibilità che si affaccia all’orizzonte e che chiede di essere guardata con franchezza e senza paura.

 

La questione del linguaggio

 

Così, ho avuto la conferma che il vero problema sia il linguaggio con cui cerchiamo di veicolare messaggi e far comprendere concetti. Come è possibile, oggi, spiegare in classe che il Dio cristiano è Trinità? O come presentare l'esperienza della misericordia come rivelazione di Dio? E’ necessario ri-significare il tutto. Come ricordava di recente don Fabio Landi a un corso di formazione per insegnanti, “il discorso religioso oggi patisce di un sistematico fraintendimento delle parole della fede: credenti e non credenti attivano gli stessi automatismi e ripropongono schemi e orizzonti di pensiero che, quanto più sono irriflessi, tanto più risultano inattaccabili. Per questo, il nostro discorso chiede, quasi per ogni vocabolo, la fatica di intervenire con tutto un corredo di note e precisazioni. Se ci asteniamo dal farlo, gli altri semplicemente non capiscono niente di quello che diciamo e prendono l’oggetto dei nostri discorsi come verità arbitrarie e, come si dice, piovute dal cielo”.

L’insegnamento della religione cattolica si presenta davvero come un’attività di frontiera per quanto riguarda la traduzione del discorso religioso in un linguaggio universale e comprensibile. E’ necessario non dare nulla per scontato e ripartire dall’esperienza personale e di tutti per dire in modo nuovo ciò che, da sempre, è “inattingibile e misterioso”.

 

Scommettere sull’umanità della fede

 

Il primo giorno di scuola entro in una classe di prima superiore e chiedo agli alunni se qualcuno partecipa a un gruppo. Una ragazza alza la mano e risponde che lei fa parte di 5 gruppi; incuriosito dall’elevato numero, le chiedo di raccontare e lei candidamente mi risponde che fa parte di 5 gruppi di whattsapp. Istantaneamente mi rendo conto che la parola “gruppo” riporta oggi a una esperienza diversa dalla mia. E’ stato necessario partire dal “gruppo whattsapp” per parlare di comunità. Il “cambiamento d’epoca” impone a tutti, e alla Chiesa in particolare, una conversione culturale. E’ necessario ripartire “dall’umanità della fede”, ovvero dall’esperienza umana condivisa hic et nunc per narrare l’esperienza di fede; è necessario non scoraggiarsi di fronte al nuovo bensì convertirsi, per ri-comprendere il desiderio perenne di un Dio che cerca l’uomo per amarlo fino alla “pazzia” della croce anche in questo tempo di grandi opportunità e non solo di fatiche. [1]

Efficace, a tal proposito, la definizione di Duilio Albarello secondo cui l’insegnante di religione è una sorta di “teologo in uscita”. Proprio il caso dell’Irc – afferma – “mi sembra significativo per intendere una corretta declinazione della ‘laicità dello Stato’. Tale principio di laicità non comporta affatto necessariamente né la rimozione dell’esperienza religiosa dallo spazio pubblico per ghettizzarla nell’ambito del privato, né la pura neutralità dello Stato e delle sue istituzioni rispetto alle differenti tradizioni religiose presenti nella società: occorre riconoscere da questo punto di vista che esistono limiti nel laicismo, uguali e contrari ai limiti del dogmatismo”. [2] Il caso Irc – prosegue Albarello – “mostra che può esistere una concezione della laicità dello Stato che non la identifica con la neutralizzazione delle differenze, bensì la intende come l’attitudine davvero democratica di riconoscere le differenze come tali e di apprezzarne l’apporto specifico, che esse possono offrire alla ricerca del bene di tutti e di ciascuno. Ecco il compito dell'insegnante specialista di religione cattolica, considerabile come un ‘teologo in uscita’, per usare un'espressione assonante al pensiero di Papa Francesco”.

Si tratta di proporre un linguaggio diverso che metta in luce aspetti nuovi, apra a prospettive inedite, permetta di capire ciò che non si era mai capito. In questo senso, ogni tra-duzione rappresenta anche una grande opportunità. Il lessico contemporaneo, mentre dice la vita così come l’uomo di oggi la vive e la coglie, fa risuonare il Vangelo in un modo inedito. Contemporaneamente, il Vangelo si appropria della parola umana, la illumina, le dona sostanza e verità. Ma la grazia porta a perfezione la natura senza sostituirla: è sempre nell’autenticità dell’esperienza comune che il Vangelo rivela la sua ricchezza e si afferma come parola divina.

 

Un “incredibile bisogno di credere”

 

Una seconda risorsa che l'insegnante di Religione sperimenta è il sincero desiderio di credere dei ragazzi. Certo, un credente dà per scontato che l'oggetto del credere sia il Dio di Gesù Cristo. Ma in un contesto secolarizzato è davvero così? No! Direi che “credere” è una non-evidenza che necessita di essere risignificata, con tutta la fatica che ciò comporta perché, prima ancora che in Dio, l'uomo ha bisogno di fare un'esperienza di fede-fiducia verso se stessi e gli altri, e solo successivamente in Dio.

Credere in Dio è qualcosa che i giovani associano all'infanzia o alla vecchiaia e esclude in blocco il mondo giovanile, alla ricerca di certezze basate sempre sulla esperienza personale. Eppure, nonostante tutto, riscontro che i giovani manifestano sempre più “l'incredibile bisogno di credere”[3], che si traduce nella ricerca di adulti in grado di accompagnarli in questo cammino di scoperta e fiducia: un cammino che non ha più argini e paletti socialmente riconosciuti, ma che si configura come un percorso soggettivo e personale in cui il dialogo con altri, che hanno intrapreso il medesimo viaggio, diviene necessario.

Per questo motivo, l'ora di religione ha una grande opportunità e, al contempo, una grande responsabilità nell'aiutare le nuove generazioni a dare voce a questo intimo desiderio, nel promuovere la bellezza del vivere come chiave per non perdere l'orizzonte di senso in cui i giovani si muovono e camminano quotidianamente. Ne segue che è fondamentale avere Idr affidabili, disponibili, preparati e capaci di aiutare i giovani a “spiccare il volo”.

 

Educare alla bellezza

 

Il terzo punto di forza in cui credo che l'Irc possa dare un potente contributo alla scuola di oggi e alla società di domani, è educare alla bellezza. Più passano gli anni, più sento che gli alunni chiedono un altro punto di vista rispetto al modello prevalente tecnico-economico.

Un mese fa una studentessa di seconda superiore mi chiese: “Prof, a cosa serve l'ora di religione? Può essere un'ora anche molto bella, ma credo sia un'ora inutile!”. Le ho risposto: “L'ora di religione non serve a nulla. Perciò è così fondamentale e, spero, bella”. Lei ovviamente in prima battuta non ha compreso, così ho provato a spiegarmi: “Vedi, se ciò che imparo mi deve servire nell'immediato, hai ragione tu. Non serve a nulla. Però desidero farti notare una cosa: a cosa serve passare del tempo con la tua amica del cuore il sabato pomeriggio? Oppure ascoltare la musica che ti piace? In realtà, secondo un’ottica economica, è inutile. Noi però viviamo di queste cose, che rendono bella e saporita la vita. Che ci fanno stupire e lasciano uno spazio ai sentimenti e alla curiosità. Di tutto ciò il nostro mondo ha un estremo bisogno, alla ricerca di ciò che è bello, perché buono e vero. A questo può servire l'ora di religione, ad avere questo sguardo. Che è lo sguardo di Gesù, in ogni tempo e su ogni uomo”.

Davvero c'è bisogno di educare alla bellezza come veicolo verso il riconoscimento di ciò che è buono; solo così si può contribuire al dare voce a quell'anelito, spesso sopito, dell'anima verso lo stupore e la meraviglia. Peppino Impastato soleva ricordare che se si insegnasse la Bellezza alla gente, la si fornirebbe di un'arma contro la rassegnazione, la paura, l'omertà. E' per questo che bisognerebbe educare la gente alla Bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l'abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore.

L’Irc può contribuire in modo efficace a educare a uno sguardo così, sguardo troppo spesso offuscato dalle brutture, sfregiato dalle barbarie, sopito dal tiepido e mediocre. Se riusciremo, noi insegnanti di religione cattolica e di altre discipline, a mostrare che ne vale la pena, avremo aiutato le nuove generazioni a leggere la vita come un dono, come una risorsa produttiva che rinvia sempre a un futuro che appare promettente e per cui vale la pena sperare, combattere, vivere.

 

 

NOTE

 

[1] Cf D. ALBARELLO, La grazia suppone la cultura. Fede cristiana come agire nella storia, Giornale di Teologia 405, Queriniana, Brescia 2018.

[2] D. ALBARELLO, Da una prospettiva cattolica: i limiti del dogmatismo e l’universalità della Religione, intervento al Corso nazionale di aggiornamento per IdR, Assisi 2017.

 

[3] J. KRISTEVA, Bisogno di credere. Un punto di vista laico, Donzelli, Roma 2006.


 

Il servizio

 

 

 

Paola Bignardi

 

(NPG 2018-08-70)

 

 

Il termine servizio non ha buona fama oggi; ancor meno ne ha il termine che da esso deriva: servo. Richiama un rapporto di subordinazione e di dipendenza, fa pensare ai lavori umili e di scarso valore che normalmente vengono riservati ai servi. Insomma: è una parola che non piace! Eppure connota la natura e l’identità del cristiano! D’altra parte, forse in ragione di questa caratteristica, è uno dei termini che vengono più disinvoltamente usati nel linguaggio della comunità cristiana e nei contesti pastorali. Convinti che sia lo stile autentico di un cristiano che vuole fare sul serio, il servizio viene continuamente citato, benché non sempre all’uso del termine corrisponda un’effettiva esperienza. Bisogna anche considerare che il servizio, più che essere identificato con cose concrete da fare, è uno spirito, è una disposizione interiore! E si sa che su questi aspetti è fin troppo facile barare! Quante volte ci è capitato di trovarci di fronte a persone che hanno dichiarato “servizio” il loro attaccamento al loro ruolo e ai loro compiti?!

Servizio è una parola umile: si adatta anche ad essere utilizzata per coprire arroganze, attaccamenti, affermazione di sé. Ma quelle sono caricature del servizio vero.

 

Servo perché cristiano!

 

Il servizio è un’esperienza identificativa del cristiano: del laico e del prete, del monaco e del politico, del giovane e dell’adulto, di chi opera nella Caritas e di fa il professionista… perché' il servizio è lo stile di Gesù; il cristiano è colui che nella sua vita fa suoi i tratti del comportamento di Gesù, che si è fatto umile servo dell’umanità. Papa Francesco lo ha fatto notare in diverse omelie: se uno vuole essere discepolo di Cristo deve riprodurre l’esempio di Lui, diventando come Lui “servo”. In Gesù il servizio definisce l’identità della sua missione: è nel servizio che si rivela il volto autentico di Dio, che esce da se stesso, va in cerca dell’uomo e lo salva amandolo. Dunque non si può essere cristiani senza collocarsi alla sequela del Servo, facendo come Lui, che ad un gesto di servizio ha dedicato le ultime ore della sua vita, prima di essere arrestato e crocifisso. Nel cenacolo in cui i suoi hanno assistito al vertice dell’insegnamento che il Maestro ha impartito loro, Gesù ha lavato loro i piedi, compiendo il gesto del servo; e ha ordinato loro di fare quello che lui aveva fatto, di farsi anche loro servi, oltre quel momento e per sempre. Lavando i piedi, Gesù ha dato la chiave per interpretare tutta la sua vita: mille gesti diversi, concreti, intessuti di un unico spirito: il dono di sé, totale e radicale, quello che non teme di farsi come il chicco di grano che scende nella terra a morire perché nasca nuova vita. Mille gesti, accompagnati da parole, insegnamenti, dialoghi tutti orientati a far capire che quello è l’unico stile secondo cui vale la pena vivere. La vita di Gesù è tutta per gli altri, fino ad apparire divorata dalle persone che lo cercano; il Vangelo dice che non aveva tempo nemmeno per mangiare e che doveva ogni tanto sfuggire alla folla per respirare e per conservare il suo dialogo con il Padre. E quando ha dovuto spiegare gli impegni che la vita da discepolo comporta, lo ha fatto insegnando il comandamento dell’amore, in cui ha riassunto l’impegno della vita cristiana: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti” (Mt 22,37-40).

Alla base di ogni comandamento Gesù mette lo spirito dell’amore, unico nella sua duplice espressione: Dio e il fratello. Non si può amare Dio che non si vede se non sappiamo amare quel fratello per il quale il Signore Gesù ha dato la sua vita; e d’altra parte non possiamo amare in modo adeguato i nostri fratelli se non guardando a Dio, se non immergendoci nel suo stesso amore, che ha assunto tutte le modulazioni esistenziali del dono di sé. L’amore evangelico, che è un atteggiamento di fronte alla vita prima di farsi gesto o scelta, ha un’originalità che non va appannata: quella di essere un riflesso dell’amore con cui Dio ci ama.

L’amore evangelico si declina in molti modi diversi: vi è quello che si distende lungo la vita di ogni giorno, con i suoi atteggiamenti semplici fatti di benevolenza, di prossimità, di attenzione cordiale e solidale alle persone. Vi è quello che assume le forme consapevoli ed esplicite del servizio, attraverso la mediazione delle istituzioni: la politica, il bene comune assunto dentro la città e per la città. Vi è l’amore per la crescita delle persone nel loro cammino verso la verità, cioè quella “carità intellettuale” che è accompagnare soprattutto le nuove generazioni a scoprire nelle verità e nella Verità il senso dell’esistenza. Infine vi è quello che passa attraverso l’attenzione verso i poveri e che è fatto di condivisione, di impegno per la giustizia, di solidarietà. Nelle fasi della crescita della persona, per scoprire la grammatica del servizio è fondamentale sperimentare l’incontro con il povero, con il suo bisogno, con la sua sofferenza.

 

Il servizio, via alla fede

 

Qualcuno potrebbe pensare che prima si crede e poi ci si pone a servizio degli altri. È un percorso che molti hanno compiuto: scoprire che il chinarsi con amore e con disponibilità sugli altri nasce dalla consapevolezza che questo è l’esempio che il Signore ci ha dato e che noi dobbiamo seguire per non tradire il Maestro e per essere fedeli al Vangelo. Ma vi sono anche coloro che hanno fatto il percorso inverso: che hanno avuto il coraggio di guardare le piaghe di Lazzaro; di lasciarsi cambiare i programmi dall’incontro con un malcapitato incontrato lungo la via; di lasciarsi invadere il cuore dalla compassione per il dolore dei propri fratelli. Per questa strada hanno trovato la loro umanità più profonda e in essa la via ad una fede più personale.

Il mettersi a disposizione degli altri, vissuto con convinzione e con fedeltà, a poco a poco libera il cuore dalla preoccupazione per se stessi, aiuta a dare alla propria vita un’impostazione aperta, sensibile al prossimo. La via dell’apertura della coscienza alle esigenze dell’altro è anche la via della fede. Lungo la strada del servizio al povero si maturano gli atteggiamenti che aprono il cuore anche al Signore: si impara ad essere umili, a non costruire la vita attorno a se stessi e ai propri bisogni, a misurare la propria piccolezza. Sono gli atteggiamenti della fede, di quella profonda, personale, che incide sulla vita. Vi sono giovani credenti, che sono arrivati alla fede attraverso il percorso consueto dell’educazione familiare, e poi della catechesi e della parrocchia. Il passo verso la maturazione di una fede in cui la persona si compromette, accettando che la fede dia impronta alla vita quotidiana e ne ispiri le scelte, spesso avviene attraverso l’esperienza del servizio: dapprima vissuto con gli amici del proprio gruppo di formazione, e poi impegno assunto in prima persona. Allora quella fede, che prima era rimasta alla superficie, mette le radici in profondità; spesso da quelle esperienze un giovane esce educato a pensare la relazione con Dio in un rapporto imprescindibile con la solidarietà, la condivisione, l’aiuto fraterno.

Il Vangelo ci insegna che il comandamento dell’amore potrebbe restare un bell’enunciato teorico, se non passa al vaglio del gesto concreto, che nella sua umiltà verifica l’autenticità del dono di sé. È quanto si legge anche nell’Esortazione Apostolica Gaudete et Exsultate: “La santità a cui il Signore ti chiama andrà crescendo mediante piccoli gesti. Per esempio: una signora va al mercato a fare la spesa, incontra una vicina e inizia a parlare, e vengono le critiche. Ma questa donna dice dentro di sé: “No, non parlerò male di nessuno”. Questo è un passo verso la santità. (…). Poi esce per strada, incontra un povero e si ferma a conversare con lui con affetto. Anche questo è un passo avanti” (n. 16).

 

Laico e servizio

 

È il servizio che capiterà più frequentemente al laico: compiere piccoli gesti dentro grandi orizzonti, cioè vivere con amore, come ci invita a fare nello stesso documento Papa Francesco. L’amore si fa servizio, nell’esistenza semplice di ogni giorno, e si realizza in quello stile che sembra fatto di niente –niente di clamoroso, niente che faccia notizia, nulla che possa essere notato…- ma che costruisce la trama buona dell’esistenza. Basti pensare - dice Papa Francesco - al ruolo che ricoprono in famiglia le nostre mamme; chi è che si mette seduto per ultima alla tavola dopo aver “servito” tutti? Sicuramente la mamma umile serva della famiglia, ma è lei che nello stesso tempo è la persona più importante del nucleo famigliare, il punto di riferimento, il faro.

Fede e servizio non si possono separare, anzi sono strettamente collegati, annodati tra di loro, come ha spiegato Papa Francesco nell’omelia del 2 ottobre 2016 a Baku: “Ogni tappeto, voi lo sapete bene, va tessuto secondo la trama e l’ordito; solo con questa struttura l’insieme risulta ben composto e armonioso. Così è per la vita cristiana: va ogni giorno pazientemente intessuta, intrecciando tra loro una trama e un ordito ben definiti: la trama della fede e l’ordito del servizio. Quando alla fede si annoda il servizio, il cuore si mantiene aperto e giovane, e si dilata nel fare il bene. Allora la fede, come dice Gesù nel Vangelo, diventa potente, fa meraviglie. Se cammina su quella strada, allora matura e diventa forte, a condizione che rimanga sempre unita al servizio”.

I gesti concreti di servizio sono la verifica di una fede che diviene stile quotidiano, testimonianza che questo è l’amore più grande, sull’esempio di quello del Signore Gesù.

Esso non può essere identificato con la Caritas o con il volontariato, cioè con scelte che solo alcuni compiono, ma è lo stile ordinario di ogni cristiano, che sull’esempio del suo Signore sa di non poter vivere per se stesso, ma nel dono di sé. Non è un percorso facile. Sappiamo quanto amiamo noi stessi e quanto ci risulta difficile liberarci dall’ingombro del piccolo amore con cui facciamo del nostro io un idolo. Tuttavia è l’unica strada per costruire in pienezza un’umanità come quella del Signore Gesù.

 

Il servizio, compimento del percorso della fede

 

Il servizio è un’esperienza nella quale sembra trovare compimento il percorso di crescita nella fede di una persona. Parafrasando l’inno alla carità di Paolo, si può dire che il servizio è sollecito, si dà da fare per aiutare, sostenere, incoraggiare, accompagnare: desidera che la fatica dell’altro sia alleviata senza indugi.

Il servizio è lieve, nasce da un cuore libero da se stesso e per questo totalmente capace di darsi.

Il servizio è concreto; non si accontenta di discorsi astratti, ma è disposto a immergersi nella polvere della vita e crede nei pensieri che cambiano la storia.

Il servizio è umile; per questo non costruisce gerarchie tra impegni importanti o no. Si dedica a ciò di cui gli altri hanno bisogno.

Il servizio è premuroso: si muove con il passo di Maria di Nazareth che si affretta dalla cugina Elisabetta per rivelarle il segreto che porta nel grembo.

 

Si legge in una bellissima poesia di Tagore, che tutti dovremmo poter dire alla fine della nostra vita: “Io dormivo e sognavo che la vita non era che gioia; mi svegliai e ho visto che la vita non era che servizio. Io ho servito e ho visto che il servizio era la gioia”. Sarebbe bello che ogni giovane potesse credere che servire è gioia e che potesse incontrare adulti ed educatori capaci di farglielo vedere in concreto nella loro esistenza concreta.


 

 

 

 

 

“VIA I TELEFONINI A TAVOLA!”: IL MONITO DI PAPA FRANCESCO SARA’ ASCOLTATO?

 

Don Mazzi

 

Il Pontefice ha esortato le famiglie affinché a casa tornino a comunicare “come facevano una volta”. Il suo messaggio è destinato a cadere nel vuoto?

Raccogliendo la proposta di Papa Francesco, ho invitato, via radio, gli italiani a buttare sia il telefono, come la televisione, nel tempo della cena. Non solo perché abbiamo sempre il telefonino attaccato all’orecchio e la televisione sempre accesa, ma soprattutto perché la tavola, al calar del tramonto, diventa il posto più bello, più dolce e il solo capace di tenerci insieme.

Sentire il Papa dire che c’è più silenzio a tavola che in chiesa durante la messa, rende efficace il concetto, proprio perché detto nel modo semplice e popolare, proprio da chi mai te lo aspetteresti. È straordinaria la capacità che ha questo Papa di dire le cose anche le più “antipatiche”, nella maniera più simpatica.

Torno alla proposta. Lascio per detto e spero per accettato il gesto del telefono. Sottolineo, invece, il concetto della cena come momento della parola, quella vera, genuina, calda, che “fa famiglia”. Perciò, andiamo un po’ meno in pizzeria, aspettiamoci tutti in cucina e poi, non approfittiamo della cena per la “resa dei conti”, ma per la resa dell’affetto, della serenità, dei bei momenti e dei fatti che ci sono accaduti durante la giornata, per guardarci in faccia. Meglio, negli occhi!

E anche se qualche cosa di poco piacevole ci dovessimo dire, diciamocela in modo che non si rompa di più quello che già abbiamo rotto. Una volta, ai miei tempi, si stava tutti a cena, perchè non c’erano occasioni esterne e perché la cultura contadina non aveva né il telefono né la televisione e nemmeno le camere e il salotto. Allora, c’era una grande cucina, col focolare sempre acceso e con una pentola attaccata sopra la fiamma, e poi, tutti lì attorno al tavolone, nonni, bambini, genitori e parenti, perché ai tempi, le case avevano le porte sempre aperte ed era quasi sacro l’invito a cena di qualche amico e di qualche vicino.

Non torniamo indietro. Troviamo invece il modo di trasformare il passato, tenendo però le cose che possono solo maturarci.

 

 

 


Rubrica " Eppur Educo" ( vedi apposita area)

Incontro con  Franco Nembrini Lunedi 19 Marzo 2018

 Incontro numero 2 del Cammino “ Eppur Educo”.

 

EPPUR EDUCO: INCONTRO CON FRANCO NEMBRINI

di Riccardo Fiori

 

“I nostri figli non hanno bisogno di genitori perfetti, ma di genitori affamati di verità e di bellezza” (Monsignor Camisasca – 2014)

Dopo l’entusiasmante incontro dello scorso Febbraio, la macchina organizzativa della Natività di Maria ci regala un secondo appuntamento che definirei, se mai si potesse dire, semplicemente “arricchente”.

E’ la sera della festa del papà, la ricorrenza di San Giuseppe; insomma il 19 marzo e mai data poteva essere più indovinata per farci raccontare da Franco Nembrini, il bello di essere padre ed il ruolo di quest’ultimo nella sfida educativa.

Appassionato di Dante (riguardo al quale ha scritto diversi libri e tenuto più di qualche lezione e conferenza), riscopre intorno ai 21 anni, una favola per bambini, meravigliosamente dedicata e destinata anche a ben altra cornice di pubblico: Pinocchio di Collodi.

Racconta anche che la medesima esperienza è stata vissuta e raccontata da Monsignor Biffi: l’aver letto quel Pinocchio sì da piccolo, riprendendolo continuamente per il resto della sua vita senza praticamente riuscire più a staccarsene.

Il mio pensiero torna immediatamente a quando, in tempi non sospetti, intorno ai 13 anni, avevo voluto riprendere anche io quella favola letta da bambino per vedere quali spunti o sensazioni potesse riservare ad una lettura più “attenta”.

Beh allora il mio risultato non fu affatto lo stesso. Lo trovai nuovamente piacevole, sì, ma lo relegai, confermando la mia sensazione iniziale, ad un libro assolutamente per bambini.

Evidentemente non era così ed è particolarmente entusiasmante scoprirlo oggi [meglio tardi che mai] e rileggerne i significati grazie al prezioso supporto del nostro ospite.

La prima cosa che mi colpisce, a tal proposito, è sentir dire che rileggere Collodi, volenti o nolenti, ripercorre, attraverso Pinocchio, il corso della vita.

“Educare significa anche correre il rischio di educare” ed è forse per questo che il professor Nembrini cita Charles Péguy che agli inizi del ‘900 definisce la figura del padre come quella dell’unico e vero avventuriero del mondo.

Pinocchio e Dante sono due libri che porterebbe sempre con sé su un’isola deserta qualora gli fosse concesso di sceglierne.

Perché? Cerchiamo di capire.

La favola di Pinocchio nasconde aspetti di verità ben più speciali di altre favole.

Pinocchio è un linguaggio cifrato dove Collodi racconta la storia dell’umanità.

Quando all’età di 21 anni propongono a Nembrini di insegnare Religione, oltre che felice per la proposta, egli si innamora di un libro (di Giacomo Biffi) che fornisce un commento teologico alle avventure di Pinocchio.

36 capitoli che avrebbe potuto tranquillamente riproporre ai suoi studenti nelle 32 settimane di scuola.

Viene rapito da questa pubblicazione che gli consente di scoprire la perfetta analogia di questa favola con la Bibbia; Pinocchio è un racconto cifrato dei Vangeli e della stessa Bibbia.

A cominciare dal quasi epilogo della favola di Collodi: la morte di Pinocchio.

“Padre mio, Padre mio, perché mi hai abbandonato?” grida Gesù dalla croce poco prima di spirare e la descrizione della morte di Pinocchio riporta davvero a tanto.

Pinocchio, seppure di legno, è fin da subito figlio di Geppetto.

E anche alla conclusione, il burattino risorge da pezzo di legno divenendo bambino in carne ed ossa.

Ecco la prima analogia: Collodi ci propone una morte ed una resurrezione.

Ci racconta Nembrini che la storia di Collodi terminava con la morte del protagonista. Una volta consegnati i materiali all’editore, questi venne travolto dalle tantissime lettere di bambini contrariati per il tipo di fine che la storia aveva avuto.

L’editore fu costretto a richiamare immediatamente Collodi chiedendogli di riprendere il racconto con una resurrezione.

E nonostante l’autore fosse ateo e laicista, questi riesce ad inventarsi una storia che parla di un uomo, del suo destino, della Chiesa.

Particolarità non indifferente è quella che Collodi, quando inizia a scrivere il suo racconto per i bambini, ha circa 50 anni.

Ha quindi necessità di ritrovare un linguaggio che sia consono al suo pubblico di piccoli lettori e, per farlo, egli deve tornare ai suoi ricordi di bambino.

Chiaro che l’influenza di una mamma (a sua differenza) religiosissima, lo avrebbero riportato, in quella ricerca, al tipo di educazione avuto in tenera età.

Con tutta probabilità quell’educazione, dal profondo, è tornata su, offrendo una storia che sembra ricalcata dal Vangelo (sebbene senza un minimo riferimento religioso al suo interno).

Un’altra stranezza potrebbe essere rappresentata dal fatto che i primi 2 capitoli sono dedicati ad una figura decisamente poco importante: quella di Mastro Ciliegia (o Maestro, come lo chiama Biffi).

Se tutto fosse cominciato direttamente nella bottega di Geppetto, 2 capitoli dopo, cosa sarebbe cambiato?

Ma il diktat è proprio quello di NON essere come Mastro Ciliegia.

Se sarete come lui diventerete violenti e con “il sedere per terra”.

In altre parole, il fallimento totale.

“C’era una volta un re …” è chiaramente un richiamo a “In principio era il verbo”: Dio.

Quando ogni mattina ci svegliamo (e veniamo al mondo), in qualità di uomini ci troviamo davanti ad una meravigliosa realtà.

La realtà è il mezzo con il quale Dio parla di umanità. La vera paternità si gioca qui.

Noi possiamo solo testimoniare ai nostri figli l’amore per la verità. Non dobbiamo insegnare loro chissà cosa di altro.

Se Dio si fida a farci mettere al mondo dei figli, evidentemente si fida anche di come li educhiamo.

Il problema è un altro: tuo figlio che ti guarda, quanta felicità vede?

I figli son disposti a perdonarci tutti gli sbagli, ma non l’assenza di speranza.

E Mastro Ciliegia non ha speranza. Si trova un pezzo di legno ed esclama: “Questo legno è capitato a tempo e voglio servirmene per fare una gamba di tavolino”.

Figuriamoci se fosse stato il figlio.

Ma quello che hai davanti non è mai [solo] quello che sembra. Così, quando dal ciocco arrivano le prime vocine di lamentela, lo stupore è enorme.

“Che la vocina sia uscita da questo pezzo di legno? Io non lo posso credere”.

Eccolo, l’ateismo puro. E, non contento, cerca di usare violenza su quel ciocco, fino a provare paura e ritrovarsi con il sedere a terra.

Si ha paura di educare? La paura è il peggior nemico dell’educazione.

L’arrivo di Geppetto è, per contro, il rivivere la Creazione.

Non più “mi è capitato”, ma “ ho pensato di fabbricarmi da me un bel burattino, meraviglioso, che sappia cantare, ballare, tirar di scherma, … , con cui voglio girare il mondo”.

Porta via il pezzo di legno dalle grinfie di Mastro Ciliegia e nel fargli la testa, gli occhi cominciano a muoversi e guardarlo.

Pinocchio non ha ancora la bocca, ma lo sguardo di Geppetto sul suo burattino appena cominciato (ma già “vivo”) è uno sguardo di uomo e, soprattutto, di padre.

Geppetto poi, guarda caso, altro non è che il diminutivo di Giuseppe …

La ribellione è imminente; dapprima con la creazione della bocca (il burattino lo canzona immediatamente) e poi con le braccia. Pinocchio non perde tempo nel fargli cadere la parrucca e farlo cadere. Eppure Geppetto gli risponde “birba d’un figliolo”.

Non c’è dubbio; nel suo cuore è già suo figlio: “Non sei neanche finito che fai già del male al tuo babbo”.

E ancora: “E’ colpa mia; dovevo pensarci prima, ma ormai è troppo tardi”. E sugli occhi del falegname spunta una lacrima.

Il richiamo a Gesù che ormai vede la croce, è evidente.

Quando mettiamo al mondo figli, nessuno ci garantisce nulla. E’ un puro atto d’amore.

E’ un atto di fedeltà il motivo per cui mettiamo al mondo i nostri figli, che durerà per sempre.

Geppetto gli insegna a camminare tenendolo per mano, ma Pinocchio trova la porta aperta e scappa di casa.

E’ il peccato originale.

Quando Pinocchio è libero e Geppetto in carcere, il burattino dice che “finalmente” quella casa è sua.

Compare il grillo parlante (“Cacciato Dio dalla porta resta qualcosa di Dio che non puoi cacciare”), che cerca di far capire a Pinocchio che non è proprio come lui crede: questa non è libertà né di corpo né di spirito.

E nonostante Pinocchio lo schiacci al muro, il grillo comparirà sempre in tutta la favola (neanche il figlio più bestia può uccidere completamente la voce di Dio).

Di questa presunta libertà, Pinocchio fa un’esperienza pessima ed il bisogno di bene che ha, resta irrisolto.

Non trova nulla neanche da mangiare, finché non vede, su un cumulo di immondizia, un uovo.

Già triste l’immagine di andare a cercare un filo di felicità nella spazzatura. Ancor di più se poi, da quell’uovo esce un pulcino che sbeffeggiandolo scappa via.

Disperato corre in paese facendo quello che qualunque ragazzo in cerca di felicità probabilmente avrebbe fatto: ma il risultato è il nulla. Trova tutto chiuso.

Suggestiva la frase che a questo punto Franco Nembrini ci regala: se non c’è un padre gli uomini non riescono ad essere fratelli.

Ci vuole un padre, altrimenti non c’è bene e non c’è male.

Pinocchio è sconsolato; torna a casa e stanco si addormenta al fuoco del camino, che gli brucia i piedi.

La salvezza arriverà dall’esterno; da quel padre (Geppetto) che torna ed è come Dio che bussa alla nostra porta per salvarci da una vita che rischiamo continuamente di buttare via.

Anche Pinocchio ha ora capito che il bello della vita sarebbe riavere il padre ed entrambi vogliono incontrarsi nuovamente. Ma Pinocchio ha i piedi bruciati e la prima mossa spetta sempre a noi genitori.

Al grido del figlio (“Signore Salvami”), Geppetto risponde inventandosi la strada per raggiungere il figlio: la porta non si butta giù e bisogna affrontare la finestra.

Altra figura estremamente importante è la Fata Turchina (non a caso azzurra).

Rappresenta la mamma; la Chiesa. E le medicine sono i Sacramenti.

Pinocchio continua a rifiutarli.

Fino a tramutarsi in un asino, che poi si azzoppa. E’ la fine.

Un asino zoppo non lascia al suo padrone che una scelta: quella di ucciderlo per venderne la sua pelle da cui si possano ricavare dei tamburi.

E prima di questo triste fato quell’asino ha ricevuto l’applauso degli spettatori del circo in cui si è esibito. Applausi che rappresentano la spaventosa pressione sociale a cui i nostri figli sono sottoposti.

La Chiesa [la madre] non può girargli le spalle e lo perdona. Pinocchio riconosce nel medaglione l’immagine della fata e la chiama o fa per chiamarla. Dalla gola però esce solo un raglio che fa morire tutti dalle risate.

L’educatore, il padre, la madre, riconoscono in quel raglio, il grido di disperazione e la richiesta d’aiuto del figlio: “Fatina mia … / Babbino mio …”

Ed è proprio quando i nostri ragazzi bevono, si drogano e si buttano via che stanno ragliando e stanno implorando aiuto.

Noi abbiamo sempre fatto di tutto per lui, chiediamoci però perché lui ha sempre capito il contrario o qualcosa di diverso.

“Quanto bene ti vorrei se tu …” non equivale di certo a “Quanto bene ti voglio”.

Siamo ai saluti e l’augurio che Nembrini fa a tutti i papà (e alle mamme) è che accada loro quello che ne “Le avventure di Pinocchio” succede alla fine.

Quando Pinocchio ritrova Geppetto nella pancia del pescecane, gli chiede immediatamente perdono, ma soprattutto, cerca di portare in salvo il padre, ormai vecchio.

Geppetto è titubante e Pinocchio ricorda Gesù: dobbiamo fuggire (fuggendo dal demonio) ed è come se dicesse “Provatemi e vedrete”.

Dalla bocca del pescecane si vede chiaro il cielo stellato (“Uscimmo fuori a riveder le stelle”) e finalmente Pinocchio prende il padre e lo salva.

Ma tu continua ad essermi padre; continua ad indicarmi la strada.

Ed è proprio quando saremo come Geppetto, quando passeremo il testimone ai nostri figli, quando saremo vecchi e bisognosi di loro, che si compirà (speriamo) l’augurio più grande che si possa fare.

Quello di diventare figli dei nostri figli e vederli diventare i nostri padri.

Finisce un incontro di assoluta ricchezza che lascia in me una grande sensazione di speranza.

Ho solo un piccolo cruccio. Quello di non aver avuto spazio per una domanda.

Sarei tornato volentieri al principio e con il pieno di speranza appena fatto avrei domandato: ma allora rappresenta davvero così tanto un rischio, educare?

 

 

 

22 Marzo 2018


EPPUR EDUCO: INCONTRO CON COSTANZA MIRIANO

di Riccardo Fiori

 

Venerdì sera, 2 Febbraio, nella cornice della Natività di Maria in Roma, prende il via il primo di 3 incontri dal tema “Eppur educo”: la sfida educativa e la bellezza di educare.

La Parrocchia organizza il tutto alla perfezione e l’ospite d’onore, Costanza Miriano, regala a tutti noi un’esperienza di quelle che arricchiscono davvero.

Giornalista (prima di Rai 3, ora di Rai Vaticano), scrittrice e autrice di libri come “Sposati e sii sottomessa” (tradotto e divenuto un caso), fino ad arrivare al suo 5° libro “Si salvi chi vuole”, ma, soprattutto, madre di quattro figli.

L'introduzione alla serata suscita in me, fin da subito, una certa curiosità.

“Papà, mamma, fatemi capire che vale la pena essere al mondo” è la citazione usata per introdurre i temi di cui, di lì a poco, dibatteremo.

“Si salvi chi vuole” (che, premetto, non ho ancora avuto la fortuna di leggere) viene definito un libro profondo e divertente e mai definizione poteva essere più indovinata.

Costanza incarna tutto questo, regalandoci una serata ricca di contenuti, Fede e Amore.

La nostra ospite parte da alcune certezze, prima tra le quali quella che i figli non sono i nostri.

C'è qualcuno che li ama più di noi. Colui che lei definisce il Capo Supremo.

Lo stesso che ci ha prestato i nostri figli e ai quali noi stiamo assicurando un passaggio.

Nel profondo della nostra fede, chi più chi meno tutti, abbiamo pregato meno di quanto avremmo dovuto e potuto e l'invito [ora che i figli sono in una età in cui cominciano ad andare con le loro gambe sempre un po' più via da noi] è quello di utilizzare il maggior tempo a disposizione per pregare maggiormente.

Nella presentazione del suo libro mi piace leggere: “Recintare uno spazio per l'incontro con Dio, il Totalmente Altro e cercare di difenderlo a ogni costo, è decisivo per la nostra felicità”.

Ciononostante si chiede come si possa riuscire ad organizzare una vita spirituale nelle nostre giornate a dir poco frenetiche.

Un'altra certezza che individua, sempre relativamente ai figli, è che bisogna semplicemente amarli.

Sembra scontato, ma bisogna amarli anche se “brutti, sporchi e cattivi”. Con i loro difetti, apparenti negatività o troppe precisioni.

Fa sorridere non poco quando, parlando di una delle figlie precisa e pignola, la definisce “ansia e sapone”.

Ecco: amarli anche se sono così. Se ci provocano, se sbagliano. Come se noi non sbagliassimo mai nei loro confronti.

Quanto è fondamentale saper chiedere loro scusa quando è necessario.

Riesce anche a farmi commuovere: mi torna alla mente un aneddoto con protagonista mia madre che carezzandomi una sera nel darmi la buonanotte, a letto, si interrogava a voce alta chiedendosi come riuscissero alcune madri a non dire mai un “ti voglio bene” ai propri figli.

E oggi quando i miei 2 figli mi abbracciano e mi dicono quel “ti voglio bene” (per fortuna succede spesso) oltre all’amore di padre, torno a provare l’amore di figlio verso una mamma che pur non essendoci più, è sempre con me.

L'amore deve essere al centro del rapporto familiare.

Si arriva a Dio se i figli vedono l'amore che c'è tra moglie e marito. Ecco perché è importante investire nel rapporto; trovare tempo per la coppia senza pensare [erroneamente] di togliere tempo e spazio ai figli.

Se i genitori si vogliono ancora bene questo rappresenta per i figli una sorta di autorizzazione ad esistere.

La serata scorre velocemente, segno evidente di quanto piacevole questa sia e Costanza si sofferma su un’ulteriore sua certezza.

C’è un codice paterno ed uno materno all’interno della coppia.

La mamma accoglie; il padre rappresenta la regola ponendo i giusti limiti.

Probabilmente perché l’uomo riesce meglio a dividere i vari ambiti, mentre la donna è in ogni momento mamma, anche se è fuori di casa, al lavoro o in ogni altro possibile “dove”.

Ed è importantissimo che la madre sia d’accordo ed in un certo senso autorizzi il padre ad essere padre.

Che la mamma, in altre parole, riesca a staccare questo cordone ombelicale e che moglie e marito si “accreditino” l’un l’altro davanti ai figli.

Resta però, che il nostro amore non sarà mai sufficiente rispetto a quello di Dio.

Nessun genitore riesce ad essere perfetto.

L’augurio è che i nostri figli possano avere un incontro autentico con il Signore, soprattutto nel periodo di individualismo e relativismo sfrenato che stiamo vivendo.

La donna si sente indispensabile quando i figli sono piccoli; poi, pian piano, crescendo, questo sentore viene meno e la mamma, generalmente più del papà, sente forte questo senso di vuoto.

 

Quando la mamma parla dobbiamo ascoltarla.

La Chiesa che è mamma, siamo in grado e capaci di ascoltarla?

Siamo in grado di mettere Cristo al centro di tutto?

Quanto siamo pronti a gestire la nostra  spiritualità un po' come credevamo di poterla “aggiustare”?

Costanza Miriano Individua cinque pilastri: Parola di Dio - Preghiera - Confessione - Eucarestia – Digiuno.

5 dogmi, che poi spiegherà essere 5 capisaldi dati dalla Madonna a Medjugorje.

Molti questa regola cercano di viverla magari a modo loro; ognuno nella propria imperfezione.

Siamo tutti i monaci di un immaginario monastero Wi-Fi nel quale, senza fili, tutti siamo connessi, legati e collegati.

D’altronde, dice Costanza, si può essere monaci mentre si fa jogging, mentre si va in metro, mentre si fa la spesa.

Un piccolo esercito di mendicanti scalcagnati, fragili e incoerenti, ma innamorati di Dio.

Dovremmo educare la nostra libertà, perché questo equivale ad educare il nostro desiderio.

Cercare di agganciare questo incontro.

Non possiamo fare in modo che il sole sorga, ma possiamo fare in modo di trovarci lì, quando il sole sorgerà.

 

 

 

 

03 Febbraio 2018



Archivio

Sabato 29

 

ORE 17,00  SS. COMUNIONI PER I BAMBINI

DEL GRUPPO DI STEFANIA  E ALESSANDRA

 

 

“Per la nostra parrocchia dove abbiamo trovato persone che ci guidano nel cammino verso la fede e l’amore, che ci insegnano ad essere generosi verso gli altri affinchè il Signore li ricompensi e li aiuti sempre.”

 

 

“Perché aumenti in noi il desiderio di avere sempre un posto privilegiato per Gesù nella nostra casa, a scuola e nella vita di ogni giorno”



"Camposcuola è"

"Questi giorni sono stati intensi: abbiamo pregato, abbiamo giocato, abbiamo riso, abbiamo pianto e ci siamo consolati come una grande famiglia, 

E' stato bello condividere le emozioni in nome di Colui che ci ha riuniti qui. Mi auguro di poter continuare il cammino iniziato insieme anche a Roma."

grazie P. Francesco

 

"Siamo ormai giunti  al termine di questa settimana ed è stato bello sorridere e scherzare insieme a voi , a volte difficile asciugare le vostre lacrime o guarire le vostre ferite e tanto impegnative soddisfare la vostra fame.......

Tutto questo ci ha permesso di vivere tantissime emozioni grazie anche alla guida di te, P. Francesco, che hai reso tutto più speciale.

Bambino tra bambini e maestro di fede per tutti noi , sei una persona speciale e non smetteremo mai di ringraziarti perchè quest'esperienze ci permettono di poter essere migliori, anche solo con un piccolo gesto.

Grazie a te abbiamo, ancora una volta, imparato qualcosa da questi ragazzi, ci hai insegnato cosa significa scalare una montagna. Perchè la vita è questo: una montagna da scalare con una vetta da conquistare per poter poi finalmente godersi il piacere della discesa . Questo campo è stato  per noi , proprio come quelle montagne e la nostra piacevole discesa è il sorriso di tutti, perchè felici di aver vissuto questa fantastica esperienza. Grazie "prete" , come ti chiamano i ragazzi e grazie di cuore a tutti bimbi, ragazzi e animatori, in particolare Stefania e Gabriele, sempre disponibili e pronti a sopportare quella piccola peste della nostra mascotte Davide. vi vogliamo bene!"




"Volevo ringraziare qualche persona: Padre Francesco che ci aViuta sempre e ci dimostra la sua agilità e ogni volta che parla mi avvicina a Dio. Gli animatori che ci sopportano, ci aiutano e ci vogliono bene (almeno spero) che invani credono che li ascolteremo. Le cuoche che invece di giocare stanno ai fornelli per darci un pasto buonissimo. Ma soprattutto voi ragazzi che accettate la gente per quello che è, e che vi volete bene a vicenda. Voi, in questo istante, siete stati come una  famiglia: le prime persone che vedo quando apro gli occhi e le ultime che vedo quando li chiudo. Ci sono di più simpatici e di meno simpatici, ma ha tutti è riservato uno spazio nel mio cuore. Imbocca a lupo. ( MAtteo , 11 anni)"


Tutto questo e'..Grest! 2015

"Ma perché questo grest è durato così poco?” una domanda sincera  di un bimbo ospite del  grest organizzato dalla parrocchia Natività di Maria. “durato così poco” non è proprio esatto  perché di settimane ne sono passate ben tre…ma forse il nostro piccolo interlocutore voleva sottolineare di come il tempo vola quando si sta bene accolti in un luogo così ospitale  e immersi  in un clima di amicizia davvero straordinario.

I cento quaranta fanciulli e adolescenti protagonisti dell’”estate” esplosa immediatamente dopo la chiusura dell’anno scolastico,  hanno animato gioiosamente i  luoghi di questa Parrocchia: i campi da gioco, il parco, il sagrato, il salone, le sale, i corridoi…e anche la Chiesa. Tempo per il gioco, per nutrirsi, per pregare insieme, per crescere insieme, per investire nel divertimento e nella condivisione il germogliare di una gioventù destinata a dare molto frutto.

Sbaglia chi crede che il”grest” sia solo una pratica occasione, per genitori e famiglie impegnate nel lavoro, utile a sistemare i figli liberi dagli impegni scolastici: infatti non si mandano mica i figli a scuola perché non si sa dove sistemarli.  Aver scelto la Parrocchia Natività di Maria è stato frutto di una consapevole convinzione che, anche qui, i loro figli avanzano nella via della migliore  crescita  che per essi si desidera.

Il grazie che spontaneamente va rivolto agli organizzatori (Parroco e nessuno escluso) ai giovani animatori (perle di questa comunità) alle generose persone che volontariamente hanno cucinato (menù da maestri chef) pulito, gestito il bar, allestito la sala da pranzo e tanto altro, bene, questo grazie sincero forse è tutto contenuto nella domanda del bambino “Ma perché questo grest è durato così poco?”


Foto Grest 2015


Il Vangelo nelle famiglie

 

Chiusura anno pastorale 201-2015 Lectio divina

 

I nostri incontri legati alla lettura del Vangelo nelle famiglie si sono conclusi e proprio quest’anno Papa Francesco, nel suo messaggio ecclesiale, ha messo al centro “la Famiglia” …ambiente privilegiato dell’incontro nella gratuità dell’amore…luogo dove si impara a parlare, a pregare, a convivere nelle differenze e a fare esperienza del legame e delle relazioni…”

Non vogliamo compiacerci, per vanità, della nostra costanza a portare avanti questa iniziativa che da anni si muove, senza troppo clamore, nelle case di questo quartiere, ma vorremmo porre l’attenzione sull’elenco contenuto in queste pagine. Non si tratta solo di una ordinata cronologia di nomi e di vie: quei luoghi indicati sono muri entro i quali abbiamo ascoltato il Vangelo di Cristo e abbiamo pregato, il “Canto al Vangelo” ne è la traccia.

Il senso della cortesia, lo spirito di accoglienza e la generosa apertura delle nostre porte agli altri possono indicare i segni di una fede viva; così come la curiosità della ricerca, il desiderio del sapere, possono vincere con la luce della “Parola” le tenebre dell’ignoranza.

Dal nucleo domestico può scaturire un impulso missionario:  il Papa, Santo Giovanni Paolo II, nell’istituire la grande missione cittadina in preparazione dell’Anno Santo del 2000, così esortava “far risuonare nella coscienza e nella vita di tutti gli abitanti di Roma, in ogni famiglia e ambiente, lo stesso annuncio e la stessa professione di fede in Gesù Cristo…il Vangelo in ogni casa, per offrire ad ogni famiglia il libro fondamentale della missione …e accogliere la buona notizia in esso contenuta, con spirito di fede e di conversione…”

Tante parole vengono spese oggi sulla “famiglia”, ma da uno sguardo obiettivo affiora purtroppo che la realtà familiare non gode di quei privilegi che meriterebbe, anzi spesso non viene rispettata e protetta nella sua fisionomia e nei suoi diritti.

I nostri incontri sono un umile sforzo di testimoniare come da una piccola comunità domestica si possa trasmettere l’intensa passione della cristianità.






 A tutto Grest 2015 !


Il Dono più grande.

 

“L’amore di un figlio non si può descrivere perfettamente a parole, è qualcosa che tocca l’anima, il cuore, i pensieri.” Se mi volto indietro quanti ricordi e quante benedizioni! Dolcissimo amore mio, quando sei arrivata ho pensato “sei davvero bellissima, sei il dono più bello e più grande che potessimo ricevere”, un angelo venuto dal cielo. Quante volte mi hai chiesto “ma come sono nata?” ed io ti ho sempre risposto che eri un angelo in cielo che il nostro Padre Celeste decise di donarci; un angelo bellissimo e dolcissimo, con un sorriso meraviglioso, “te, il sorriso infinito di Dio”. Da allora ci hai rapiti in un immenso “disegno d’amore”, quello di Dio per noi, quello di un Padre Celeste che, come un papà, ci ama e ci guida in ogni nostro passo.

Il giorno della tua Prima Comunione è stata una bellissima giornata, un’esperienza ricca di emozioni e di spiritualità. I principali “protagonisti” siete stati tutti voi bambini che, riuniti insieme ai “coprotagonisti”, noi genitori, i sacerdoti, le catechiste e all’ “attore” principale, Gesù, (Colui che è il “vero protagonista”), avete “messo in scena” la più bella delle “sceneggiature”, il vostro incontro con Gesù nell’incontro con l’Eucarestia. Ma tutto questo è stato molto di più di una semplice sceneggiatura, di una semplice “messa in scena”; è stata la Messa, la vostra Prima Comunione, ed in particolare, è stata la tua Prima Comunione. In chiesa siete entrati vestiti di bianco, puri come il fiore che portavate in mano, con un sorriso e una luce negli occhi davvero straordinari e diversi dal solito. Una luce che vi rendeva, nonostante la vostra piccola età, già grandi e consapevoli di quanto di meraviglioso stava per accadere; nei vostri occhi si leggeva la consapevolezza e la gioia dell’incontro con Gesù.

Ancora oggi quando vedo i tuoi occhi penso “sei cambiata, risplendi di una luce nuova, bella e luminosa”. Non sei più tu ma un’altra persona, perché con Gesù dentro di te sei diventata una persona migliore. Ricorda dolcissimo amore mio che Lui è e sarà sempre la forza, la luce, la vita e il pane in questo meraviglioso viaggio perché, come dice Papa Francesco, “la vita con Gesù diventa molto più piena e con Lui è più facile trovare il senso di ogni cosa”. (E.G. 266)

In questi anni ti sei preparata grazie all’aiuto amorevole delle catechiste e dei parroci che ti hanno guidata nel cammino spirituale per ricevere e incontrare Gesù. Ricordo con quanto entusiasmo un giorno mi hai riferito le parole che padre Lorenzo vi aveva detto: “le cose materiali non hanno valore, non rimangono per sempre, mentre l’amore rimane per sempre”. Portalo sempre con te perché è uno degli insegnamenti più belli e veri di vita. In questo cammino ti ho seguita, accompagnata, felice e grata di aver nuovamente incontrato anche io Gesù. E la festa è stata una giornata ricca di significati; è stata un’occasione di incontro con Gesù perché, anche nei momenti di quotidianità, se vissuti come momenti e atti di condivisione, momenti fatti d’amore e con amore, Gesù si rivela a noi.

Quante emozioni e quante parole ancora avrei voluto dirti. Lo faccio ora perché voglio che tu sappia che con la Comunione hai ricevuto un Dono, quello più grande, un dono vero, un dono d’amore fatto per amore, un dono come “pane di vita”.  Ma forse di questo tu ne hai preso atto in quel momento perché tutta entusiasta dicevi “oggi ricevo il Corpo di Gesù, oggi ricevo un grande Dono” e nei tuoi occhi splendeva una luce radiosa. Tutto risplendeva e l’emozione era così forte che travolgeva tutti noi; la stessa giornata, grigia e nuvolosa, ad un tratto si è aperta di una luce folgorante, quasi a significare l’ingresso di Gesù, attraverso lo Spirito Santo, nei nostri cuori, e in modo particolare nel tuo cuore e in quello di tutti i bimbi. Non poteva verificarsi una “sceneggiatura” migliore e tutto questo perché non esiste migliore “artefice” di Dio Padre Celeste. Lui, per mezzo di suo Figlio Gesù Cristo, ci viene a ricordare quanto grande e immenso è il suo amore per noi. Ci viene a ricordare che da oggi Gesù, Suo Figlio, grazie alla Santa Comunione, entra nella tua vita e che anche per te sarà una Amico speciale, fedele, un compagno di viaggio e una guida spirituale sempre vicino, che non si separerà mai. È l’inizio di un cammino fatto insieme a Gesù. È un legame che nessuno potrà più spezzare, come un “sigillo sul tuo cuore”.  È un Dono d’amore che vale più di tutto nella vita e da questo momento comincia una nuova tappa della tua vita. Da oggi “Lui sarà con te e tu sarai con Lui”.

Voglio che ti rimanga quanto, di bello per me, ho trovato scritto affinché tu possa comprendere che “quando il pane e il vino da noi offerti a Dio sull’altare, si convertono nel Corpo e Sangue di Cristo, simbolizzano il nostro corpo e il nostro sangue convertiti nel Corpo e Sangue di Gesù. E, se il pane, il vino, a contatto con te diventano tua carne, tu a contatto con Gesù diventi suo Corpo, suo Sangue….Tutto ciò è un grande miracolo proprio come la nostra vita…. Ed ora tu vedrai le cose, le persone in un altro modo perché vedrai con gli occhi di Gesù che è dentro di te”.

Ma ricorda, non tenere solo per te la gioia di aver incontrato Gesù. Devi trasmetterla anche agli altri. Perché, come ha detto Papa Benedetto XVI, “chi ha scoperto Gesù deve portare altri verso di Lui. Una grande gioia non si può tenere per sé. Bisogna trasmetterla”. E quando incontrerai momenti bui non scoraggiarti mai, e se dovesse accadere, troverai sempre nel Signore tutto il suo Amore, il tuo più grande Amico e “Consolatore perfetto”.

“Dio è diventato padrone del tuo cuore”, e tu dovrai stare vicino a Lui sempre, impegnandoti ad essere sempre amorevole, gentile, premurosa, generosa, umile e attenta verso chi ti sta a fianco perché, come dice la mia cara nonna, le “buone maniere pagano sempre e tutto il bene che farai ti ritornerà”. E vedrai che bella sorpresa quando a ritornare sarà tutto l’amore, lo stesso amore che tu hai donato! Altrettanto io mi impegnerò come te, perché tanto cammino ho ancora da percorre e se lo conduciamo insieme sarà ancora più bello, in fondo anche tu hai tanto da insegnarmi!

Con immenso amore, la tua mamma.






SS.Trinità Domenica 31 Maggio

Mercoledi 27 Maggio

 

ORE 8,45-16 RITIRO E CELEBRAZIONE DEL SACRAMENTO DELLA RICONCILIAZIONE PER I BAMBINI DEL I^ ANNO DELLA CATECHESI

Pentecoste


Un «evento, che cambia il cuore e la vita degli Apostoli e degli altri discepoli, si ripercuote subito al di fuori del Cenacolo. Infatti, quella porta tenuta chiusa per cinquanta giorni finalmente viene spalancata e la prima Comunità cristiana, non più ripiegata su sé stessa, inizia a parlare alle folle di diversa provenienza delle grandi cose che Dio ha fatto, cioè della Risurrezione di Gesù, che era stato crocifisso. E ognuno dei presenti - prosegue Francesco - sente parlare i discepoli nella propria lingua. Il dono dello Spirito ristabilisce l'armonia delle lingue che era andata perduta a Babele e prefigura la dimensione universale della missione degli Apostoli. La Chiesa - dice il Papa - nasce universale, una e cattolica, con una identità precisa ma aperta, che abbraccia il mondo intero, senza escludere nessuno».

 

 

 

Maggio,Mese Mariano!

 

"Amate,onorate,servite Maria. Procurate di farla conoscere,amare e onorare dagli altri”


 

San Giovanni Bosco

 

24 Maggio Maria Ausiliatrice


 Dedicato dalle catechiste dei bambini che hanno fatto la comunione! 

 

 

Lettera di Dio ai genitori 

 

 

Carissimo papà,carissima mamma,

oggi per tuo figlio non è un giorno come tutti gli altri,ma un giorno speciale,ha incontrato per la prima volta Gesù,il mio figlio prediletto.

Da oggi per lui inizia una nuova storia.

Tuo figlio fino a ieri ha imparato a sapere che cosa ha fatto Gesù,quello che ha detto come ha cambiato la vita di molte persone che si sono fatte sante seguendo il suo insegnamento,ha visto che ci sono uomini e donne nel mondo che donano la propria vita agli altri nel suo nome,In altre parole ha imparato a conoscere chi è Gesù.

Da oggi come ti dicevo,inizia una nuova storia,da oggi tuo figlio dovrà incominciare a scoprire chi è Gesù per lui,quello che Egli dice proprio a lui,cosa Egli fa ogni giorno nella sua esistenza e come tutto questo può orientare la sua vita e per farlo,ricordati che l’incontro speciale con Gesù l’avrà sempre nell’Ascolto della Parola,nella Confessione e nell’Eucarestia.

Stagli vicino,aiutalo in questo suo cammino spirituale,perché sarà lui a doverlo compiere,infatti solo se lo vorrà,potrà scoprire il Vero Amore che ha voluto donargli per poi imparare a restituirlo alle persone che incontrerà.

Non permettere che siano altri ad occupare il suo cuore e a formare i suoi desidere: tu lo sai quanto ingannevoli sono i richiami del mondo,quanto dolore spargono in tante famiglie,non abbandonarlo nelle grinfie di chi fa finta di essere interessato a lui,ma è solo del proprio tornaconto che è in cerca.

Mi chiedi come puoi fare in un mondo come questo?

Ricordati che anche tu hai avuto un giorno speciale come quello che oggi sta vivendo tuo figlio nel quale anche tu hai incontrato per la prima volta il mio figlio prediletto. Anche per te quel giorno iniziò una nuova storia:a che punto è arrivata?Spero tu sia riuscita a scoprire chi è Gesù per te.Se non è così,ricordati che l’incontro speciale con Lui puoi averlo nell’Ascolto della sua Parola,nella Confessione e nell’Eucarestia.

Solo se saprai incontrare Gesù ogni giorno,riuscirai a capire gli inganni e le illusioni del mondo e ad aiutare tuo figlio nella ricerca della vera felicità.

Io ti sarò vicino,chiedi il mio aiuto e sarò sempre pronto ad abbracciarti e a sorreggerti in questo tuo cammino.

 

Con amore infinito,Tuo Padre che è nei cieli.


Sabato 9 Maggio S.Comunioni Bambini Gruppo Antonella e Gabriella 

 

 

"Gesù ti preghiamo perché la nostra vita sia una continua e sincera ricerca di te,senza mai stancarci,senza mai abbandonare la tua strada,i tuoi insegnamenti.

Aiutaci a non voltarci indietro anche quando la tua Luce sembra affievolirsi."

 

 

"Gesù aiutaci a comprendere meglio il suono della tua voce,il significato delle tue parole,la ragione della tua venuta sualla terra e del tuo sacrificio sulla croce per essere portatori di pace nel mondo"

 

 

prosegue in area eventi!

  

Sabato 9

ORE 17,00  SS. COMUNIONI PER I BAMBINI

 

DEL GRUPPO GRUPPO DI ANTONELLA E GABRIELLA

 

 

 

 




 

 


 Domenica 26 Aprile 2015

 

 “Io sono il buon pastore conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me”

 

Cartellone gruppo comunione


Ritiro Giovani 25/26 aprile 2015

 

Segni(Rm)





Grest 2015!

Cartellone Domenica 12 Aprile 2015 dei Bambini Gruppo Anno Eucaristico 


 

Incontro Famiglie Sabato 21 Marzo

 

Nella serata del 21 marzo u.s. si è svolto l’incontro mensile delle Famiglie della Comunità, incontro che ha avuto per tema: la MADRE.

 

Dopo aver cenato insieme, l’incontro è proseguito con la lettura della Catechesi di Papa Francesco del 7 gennaio scorso che aveva come tematica proprio quella della Madre Chiesa e della Maternità. Il ruolo della madre nella società civile e in quella cristiana, le difficoltà di coniugare in questi tempi il lavoro con le attenzioni ai figli sono i punti trattati dal Papa il quale ha indicato la maternità come una profonda scelta di vita, una scelta che dà la vita.

Ci siamo poi divisi in due gruppi (donne e uomini) e abbiamo lavorato su delle tracce preparate da P. Gigi. Ci è stato chiesto di dare, raccontandolo, un profilo alle nostre mamme, identificandolo con una parola, un aggettivo: Testimonianza, tenerezza, disponibilità al sacrificio, presenza, dedizione totale, organizzazione , valori della famiglia e fede sono state le parole più gettonate. Abbiamo poi analizzato il ruolo della mamma sia in ambito civile che in ambito religioso evidenziando le differenze tra le nostre mamme e quelle di oggi.

Dopo aver ascoltato un brano tratto da ”lettera di una mamma ad un figlio sulla Croce” di Giacomo Poretti del trio Aldo, Giovanni e Giacomo, brano dove l’attore parlava della nostra Mamma celeste in particolare della madonnina di Milano, l’incontro si è chiuso con una bellissima preghiera di affidamento delle nostre famiglie alla Mamma Santissima.

 




Quinta Domenica di Quaresima





"Se uno mi vuole servire, mi segua, dice il Signore,
e dove sono io, là sarà anche il mio servitore."

 

Preghiere dei ragazzi del 2 anno cresima

 

"Per la Chiesa, perchè sia fedele messaggera della meravigliosa alleanza, dono d'amore , che Dio Padre rinnova con l'umanità attraverso la morte e resurrezione di suo Figlio Gesù."

 

"Per il giubileo straordinario indetto da papa Francesco, sia per tutti i cristiani l'occasione propizia per un rinnovato slancio nella fede, per un autentica conversione di vita e per una piena adesione al disegno d'amore misericordioso che Dio Padre ha sull'umanità."

 

"O Signore, la tua croce innalzata sul mondo attiri tutti gli uomini e tutti i popoli, e diventi segno di unità e di pace per tutti i popoli."

 

"Per suor Serena , a trenta giorni della sua morte, che possa continuare il suo cammino nella vita eterna vicino al Padre, affinchè ci stia accanto per intercedere e sostenerci nel nostro cammino."

 

"Per ognuno di noi , perchè rivolga lo sguardo verso Gesù crocifisso e si lasci coinvolgere, attirare e amare da Lui."

E' Lui..

 

«Non ti dimenticherò mai. / E’ lui che, questa frase, la ripete a te, a me, a tutti. Fin da quando siamo stati concepiti nel grembo materno. / Lui che, come dice il profeta Baruch, chiama le stelle per nome, ed esse gli rispondono “eccomi” brillando di gioia! Lui che non deposita negli archivi i nostri volti, ma li sottrae all’usura delle stagioni illuminandoli con la luce dei suoi occhi. Lui che non seppellisce i nostri nomi nel parco delle rimembranze, ma li evoca da uno ad uno dalla massa indistinta delle nebulose e, pronunciandoli, con la passione struggente dell’innamorato, li incide sulle rocce dei colli eterni...»

(don Tonino Bello)



 

 

 

Incontri del sabato delle famiglie 



Nell'incontro di Sabato 28 febbraio abbiamo concluso il punto sulla figura del "Padre". 
Dopo aver tirato le fila delle caratteristiche dei nostri Padre individuate nel precedente incontro (dove Presenza, Sacrificio, Rispetto, Onestà sono state le qualifiche più gettonate), abbiamo provato a confrontare, dopo aver ascoltato due brani di Giorgio Gaber "I Padri miei" e "I Padri tuoi") le caratteristiche dei nostri genitori con le nostre caratteristiche di genitori moderni.

Padre Gigi ha poi illustrato con una serie di slides ciò che dice sulla figura del Padre lo psichiatra e scrittore italiano Vittorio Andreoli attraverso il suo scritto "Costruzione di un Padre". Il Padre visto come un progetto che gestisce una relazione che muta nel tempo in funzione dei bisogni dei figli. Il bisogno dei figli, il bisogno dei padri. Un padre deve avere, secondo Andreoli, una costante disponibilità alla relazione con i flgli, una coerenza affettiva, deve saper mantenere un segreto, deve impegnarsi per un'atmosfera familiare di serenità, evitando le baruffe di famiglia ed evitando le bugie. Il padre (insieme alla madre) deve avere soprattutto una strategia educativa nei confronti dei figli.

Successivamente abbiamo presentato quello che dice la Chiesa sui Padri attraverso le parole di Francesco e del Papa Emerito Benedetto XVI. Papa Francesco ha sottolineato nel suo secondo intervento sul Padre, nella catechesi del 4 febbraio u.s. alcune caratteristiche fondamentali per la figura del padre come l'amore per la moglie, la presenza, la pazienza, il saper attendere, correggere con fermezza ma senza avvilire, ricordando la Parabola del figliol prodico o meglio del padre Misericordioso come la chiama Francesco.

Il Papa Emerito nella Sua udienza del 30 gennaio 2013, partendo dall'analisi della criticità della figura del Padre in questi tempi, ci indica come esempio per svolgere al meglio la nostra la figura della Paternità di Dio che è, dice il Santo Padre emerito, "amore infinito, tenerezza che si china su di noi, figli deboli, bisognosi di tutto". Noi, dice ancora BXVI,  vorremmo un’onnipotenza divina secondo i nostri schemi mentali un Dio che risolva i problemi, che intervenga per evitarci le difficoltà, che annulli il dolore ma l'onnipotenza di Dio è diversa: non si esprime come forza automatica o arbitraria, ma è segnata da una libertà amorosa e paterna. In realtà, Dio, creando creature libere, dando libertà, ha rinunciato a una parte del suo potere, lasciandoci il potere della nostra libertà e così ci dimostra che questo è il vero modo di essere potente. 
E così la chiave del ruolo del Padre è proprio la LIBERTA', lasciare liberi i figli. Nostro obbligo è quello di

dare ai nostri figli, attraverso la nostra testimonianza di vita,  gli strumenti per non perdersi dentro questa LIBERTÀ che sappiamo tutti non essere vera libertà ma quello che il mondo impone e una volta fatto questo, con l'aiuto di Dio, lasciare che facciano le loro scelte sapendo aspettare e pronti ad accoglierli nel momento in cui torneranno.


Abbiamo chiuso la serata con un decalogo di Don Mazzi, decalogo con le richieste che un figlio fa ad un padre. Ognuno di noi intimamente ha scelto una/due frasi di questo decalogo come impegno quaresimale da portare nelle rispettive famiglie.

Terza Domenica di Quaresima


QUARESIMA E'...



Incontro delle famiglie Sabato 28 Febbraio 2014

 

 

 

INCONTRO DELLE FAMIGLIE..un cammino insieme

 

Cosa abbiamo fatto...

 

 22/11/2014

 

L’incontro di 22/11/2014 ha avuto come tema LE PERSONE ANFORA.

L’Esortazione Evangelica Evangelii Gaudiuum 86 di Papa Francesco ci chiama ad essere PERSONE ANFORA.

Come un’anfora che ha la capacità di svuotarsi, riempirsi e svuotarsi di nuovo anche noi dobbiamo farci ANFORA con lo stesso ritmo

 

SVUOTARSI: disponibilità, ricerca sete di sapienza

RIEMPIRSI: accoglienza e riempimento di Sapienza

SVUOTARSI ANCORA: svuotamento, dono e offerta agli altri

 

Tutto questo per tutti abbiamo un:

UN TESORO DA CONSERVARE perché non vada disperso, perché maturi e sia protetto

UN TESORO DA TRASPORTARE nella ns esperienza quotidiana

UN TESORO DA OFFRIRE, perché realizzi il suo compito, perché sia utile agli altri e apra spazio ad essere nuovamente riempito

 

 

 

INCONTRO DELLE FAMIGLIE – 20/12/2014

L’incontro di 20/12/2014 ha avuto come tema DA PERSONE ANFORA a FAMIGLIE ANFORA a COMUNITÀ di FAMIGLIE.

La Famiglia come “scuola di umanità dove le diverse generazioni si incontrano, si aiutano a vicenda a raggiungere una saggezza umana completa e a comporre convenientemente i diritti della persona con le esigenze sociali” (Gaudium et Spes – Vaticano II)

Seguendo l’esortazione papale dell’Evangelii Gaudium si sono individuate le caratteristiche della FAMIGLIA ANFORA, una famiglia che

·        PRENDE L’INIZIATIVA Famiglie che, come disse BXVI in un Angelus dell’ottobre 2006,  senza lasciarsi travolgere da moderne correnti culturali (..) siano pronte piuttosto a compiere con generosa dedizione la loro missione nella Chiesa e nella società;

·        SI COINVOLGE, SI SPORCA LE MANI per accogliere la carne ferita del prossimo, SANTI SEMPLICI, come li chiama BXVI, persone buone che nella loro bontà di ogni giorno testimoniamo la Verità della Fede verso i fratelli in difficoltà;

·        ACCOMPAGNA con positività, pazienza e amore i propri figli educandoli, tirando fuori ciò che di infinito DIO ha messo dentro di loro. Molto bella, in questo senso, la testimonianza di Monsignor Massimo Camisasca, vescovo di Reggio Emilia, dove il Monsignore sottolinea che “lo scopo della famiglia non è dare competenze ma rendere umani, aiutare cioè l’altro a diventare persona compiuta”, educare senza paura “perché i nostri figli non hanno bisogno di genitori perfetti, che non esistono, ma di adulti che come loro siano affamati di verità e bellezza, di significato e di felicità (..) dando la vita per qualcosa di grande” (discorso del 24 novembre 2014);

·        FRUTTIFICA ... il seme che cade porta sempre frutto secondo il disegno di DIO, secondo i tempi di DIO che non sono i nostri tempi. E’ stata sottolineata la figura di CHIARA CORBELLA e di suo marito ENRICO … una storia incredibile, una testimonianza di completo affidamento a DIO che sia nella vita di CHIARA che dopo la Sua morte ha prodotto molto frutto;

·        FESTEGGIA … la famiglia fa memoria di momenti importanti perché il ricorso consolida e fa storia e valori condivisi.

Il percorso della FAMIGLIA ANFORA, messo a fattor comune con altre famiglie crea inesorabilmente una COMUNITA’ di FAMIGLIE che sulla falsariga delle FAMIGLIE ANFORA, condivide, si sostiene, si apre e si dona agli altri, partecipa attivamente alla vita sociale difendendo e rilanciando i nostri principi, senza accidia spirituale che a volte ci caratterizza e non dà gusto alla nostra missione

Perché solo insieme possiamo farcela, solo insieme in una COMUNITÀ DI FAMIGLIE possiamo pensare di affrontare e provare a cambiare con i nostri limitati mezzi questa nostra società così distratta verso i valori fondanti dell’uomo.

 

LA BELLEZZA SALVERA’ IL MONDO dice Dostoevskij – la bellezza delle FAMIGLIE sarà protagonista davvero ... ne dobbiamo essere consapevoli, agire, difenderci, aiutarci, farci missionari della Verità

 

 

 

INCONTRO DELLE FAMIGLIE – 31/01/2015

L’incontro del 31/01/2015 avuto come tema il PADRE. Partendo dal PADRE NOSTRO abbiamo insieme approfondito la prima parte della Catechesi di Papa Francesco sulla figura del Papa’, catechesi svolta mercoledì 28 gennaio scorso.

Nella Sua udienza il Papa ha evidenziato le problematiche emerse dalla evoluzione della figura paterna, una figura paterna ormai molto assente nella vita dei figli, una figura paterna che abdica alla sua essenza di guida e porto sicuro per diventare amico dei figli. “I giovani ormai rimangono orfani”, di strade sicura, di maestri cui fidarsi.

Ci ricorda comunque il Papa che Gesù ha promesso ai suoi discepoli “Non vi lascerò mai orfani” … è Lui la strada, il Maestro da seguire sempre.

La seconda parte della Catechesi sui Padri, Papa Francesco la svolgerà il prossimo mercoledì 4 febbraio, una catechesi che il Papa promette essere incentrata sulla bellezza della Paternità.

Dopo la lettura della Catechesi di Sua Santità, ci siamo confrontati noi Famiglie sulla figura del Papà. Divisi in 3 gruppi di 10 persone, ognuno di noi, ha raccontato brevemente la propria storia personale in rapporto alla figura paterna evidenziando le principali qualità umane e spirituali del proprio padre e che si sono fatto bagaglio per ognuno di noi.

Onestà, pazienza, rispetto, severità, presenza, generosità sono state le caratteristiche più ricordate dell’esperienza paterna.

 

La serata si è chiusa con una preghiera comune 

 

 

 

 

 

 

 


 


 Maria,Giuseppe,Gesù

 "In quella notte tutta vostra"..

 

Il loro   sguardo appoggiato su quell’ennesimo uscio sbattuto…lo sguardo di lei  che accarezza quello di lui..  sempre tenace..”anche in capo al mondo” le aveva detto mesi prima..

Il loro passo si fa più lento ma segue come sempre  un unico sentiero..Maria  si perde ad un tratto nel pensiero di uno speciale  ricordo..

Il ricordo di quel giorno che le cambiò la vita..una Luce  si era affacciata nella sua esistenza..Rivelazione e poi Adesione.

Il resto di quella giornata a pensare a come dirlo a Giuseppe,quell’amore fiorito nella gioia e nella sincerità…e poi la notte passata a combattere con un sonno che non giungeva mai.Il giorno successivo ad attendere i passi di lui strappando qualche ciuffo d’erba e stringendolo tra le mani e i pensieri…

Finalmente tutta la Verità...lo sguardo di lui divenuto a un tratto buio…Non l’aveva presa  bene..l’aveva lasciata da sola a guardare quel tramon che erano abituati a condividere da tempo…lui con il suo passo tenace si era allontanato senza girarsi,  carico di incredulità e di cuore ferito..Giuseppe

 

E tu Maria

 

Le tue giornate successive passate  tra le  faccende domestiche e dolci preghiere  in un  tempo che proprio  non passava mai per te ma non  per ciò che custodivi nel cuore e nel tuo grembo…chiedendoti a cosa saresti andata incontro per il tuo SI..

Poco tempo dopo: il cielo a cui ti rivolgevi non ha dimenticato il suo compito.. ha portato risposta,rivelazione,Verità anche a  Giuseppe. Nel dolce velo di un cielo profumato di stelle è stato raggiunto anche lui da quella Luce…così svegliandosi di soprassalto in una mattina non ancora pronta a svegliarsi…ha raggiunto la tua casa e ti ha chiamata,il tuo nome “Maria” chiamato dall’unica Voce che attendevi da giorni…e tu nella tua splendida e immacolata bellezza gli sei corsa incontro  impaurita e felice nello stesso tempo… lui ti ha sollevato e tu  hai abbandonato il tuo sguardo nel suo... E  tutta la vostra Adesione ha preso vita in quella parola sussurrata insieme “anche in capo al mondo” quella parola che proprio ora  ti ha aperto alla mente a tutti quei ricordi…

 

Giorni e giorni   passati insieme attendendo,camminando in un tempo avvolto di  parole e silenzio ,paure,fermezza e  stanchezza..

 

Eccovi che dopo tanto cammino  trovate un piccolo  posto…Maria sei allo stremo e ti senti persa in tutta  la tua fragilità..il momento è arrivato.Lo sa Giuseppe che ti aiuta attorniandoti di panni e paglia.. ti guardi attorno e incroci lo sguardo di quegli animali…in quella stalla, posto così insolito per Colui che un giorno salverà il mondo.. tuo Figlio.

 

 

 Finalmente eccoLo tra le vostre braccia…LUI la brezza rivelata da quell’angelo nove mesi prima, venuto  alla vita,  al mondo per il mondo. Le stelle sembrano richiamare quelle casette che respirano sonnolente in quel paesaggio montagnoso e una stella molto speciale  varca il cielo senza stancarsi portando l’ Annuncio  in quel posto sperduto agli occhi degli uomini ma scelto da Dio.Vi raggiungono pastori accorsi con la sapienza del cuore per accogliere e adorare.

Maria,Giuseppe  Il vostro sorriso più trepidante di quella stella che vi indica e vi custodisce assieme a Gesù  in questo posto così insolito..ma divenuto in questa  notte..tutta vostra il posto più bello al mondo..

 

 

Editoriale "La voce del Prossimo" Associazione Gabriele Perea-i piccoli figli di Maria Ausiliatrice



Capaci di simboli

..L'educazione immediata ad un adeguato comportamento simbolico di corpo ed anima,deve iniziare presto già nel bambino che deve imparare a esprimere nell'azione religiosa tutte le sue capacità e di realizzazione.Gli educatori devono portarlo a sperimentare gli atti e gli eventi liturgici in modo tale da comprendere il significato naturale di movimento e azione dei gesti liturgici,e,al tempo stesso,il contenuto religioso in tutte le sue caratteristiche essenziali e la sua forza.
Se una madre vive veramente con il suo bambino,se un insegnante è veramente tale saprà cogliere questo momento.Il più avviene grazie all'esempio vissuto;se questo c'è,il bambino si inserisce da sè nel complesso degli atti liturgici."

Romano Guardini,Formazione Liturgica 1923


MIO FRATELLO È FIGLIO UNICO..



Io stavolta vorrei parlarvi di una persona.

Egli é un uomo  a me molto vicino pur nella sua lontananza, una cosa che ci accomuna é che siamo entrambi dei ...grandi peccatori e fratelli .

L ' avrete capito che stó parlando di mio fratello :padre luigi al secolo padre Gigi .

Lui é creduto da tutti santo e io veramente non mi capacito di questo errore . Vorrei scendere in strada e gridare al mondo  " guardate che lui non è santo anzi!" 

Ma ho sempre qualcosa di più utile da fare che star li a gridare in strada ... Tipo... Mangiare ,Dimagrire .....o dormire ...l 'ideale sarebbe dimagrire dormendo 

Non so ..  Comunque 

Quest'anno ricorre il ventesimo della sua ordinazione sacerdotale !

Nei miei numerosi tre o quattro viaggi a Roma , ove lui presta servizio ho conosciuto molti dei suoi parrocchiani e ho notato che é molto amato e stimato. 

E anche di questo io non mi capacito e vorrei correre per le strade di Roma a gridare ...ma anche in questo caso ho altro di meglio da fare.... 

Alcuni suoi animatori storici hanno manifestato il desiderio di un viaggio qui a Brescia , la terra che a lui  diede i natali ..........e a me le quaresime!

Io per quel giorno ho già preparato un piccolo itinerario...

Ritrovo  a San Zeno

Visita ai luoghi dell'infanzia di padre Luigi : ove nacque e maturò la scelta della sua vocazione( certo molto influenzato dal fratello ).

Visita al giardino , ove sorgeva il fico , su cui cadendo si infilzó, in tenera età , durante un gioco ( da bambino era assai vivace).

La ringhiera da cui  pendeva un cappio, da  dove il Nostro pendeva , era un gioco  ...fu salvato per miracolo ,dalla vicina  che  taglió la  corda che lo stringeva .... La vicenda é tuttora avvolta dal mistero ( io avevo un alibi di ferro ).

La porta  contro la quale il bambino Luigi si buttó di testa per fuggire dal fratello arrabbiato( io ) ..   c 'era una tenda che impediva di vedere se la porta fosse aperta o chiusa...lui che aveva già una grande fede confidava fosse aperta ..( o meglio lui  l'aveva lasciata aperta ma la mamma la chiuse) 

La camera da letto originale! con i suppellettili  originali!

Letto , comodino e armadio!

Purtroppo le abatjour sono andate in frantumi ,vittime del tempo!!

Visita all 'oratorio un tempo chiamato :" Casa del Giovane" oggi " oratorio San Giovanni Bosco "

qui Luigi si formó come animatore .

Visita  alla Chiesa parrocchiale dove ricevette tutti i sacramenti e fu ordinato sacerdote.

Testimonianze:

Incontro con Piero il tranviere l 'uomo che più di tutti lo aiutó a comprendere come il mondo può essere vario e variegato! 

Incontro col suo migliore amico Carlo !

Testimonianza del fratello Paolo ( l 'uomo che per primo lo influenzò ! 

Testimonianza dei genitori mamma Paola e papà Emilio !

Piccolo aneddoto .

Quando io nacqui, Luigi intuendo  la minaccia subito si fece  venire la febbre a 40 .I nostri genitori tornando a casa con me ancora in fasce lo  trovarono  a letto ,col termometro sotto l'ascella e un certificato medico sotto il cuscino!!! (Il primo miracolo!!)

Incontro con Angela Franchini la sorella ,(non nel senso di suora) suo marito Enrico e i suoi figli ,nipoti prediletti di  Padre Gigi .

Pellegrinaggio da San Zeno a Montichiari con la sua bicicletta dell epoca !! 

A Montichiari visita al suo seminario , al campetto dove imparó  a giocare a calcio; visita all ' aula studio e la famosa sala giochi con :i bigliardini ,le scacchiere,i tavoli da ping pong e quintali di riviste del calibro de  : il giornalino, mondo erre ,nuove dimensioni ecc ecc .

Visita alle scuole medie dove resistette alle tentazioni  che minavano il suo celibato( le ragazze monteclarensi sono note per la loro intraprendenza!).....

E ne ho in serbo altre divertentissime!!


Caro Luigi 

son passati 20 anni dalla tua ordinazione a Sacerdote. Non ringrazierò  mai abbastanza il Signore per averti chiamato, infatti da quando sei a Roma litighiamo un po' meno. Io speravo che tu andassi missionario in Australia , Roma é molto vicina ,ma non si può aver tutto.

Ah fermi!

Ci sarebbe un altro piccolo aneddoto .. Nell' anno del giubileo ,agosto 2000 , Luigi mi invitó  a vivere l ' evento con lui nella sua bellissima parrocchia ..

Insomma prendo il treno con mio cugino Giovanni e arriviamo in serata nella capitale.Dopo una cena frugale andiamo a dormire. La notte stessa il mio povero fratello viene ricoverato in ospedale per una influenza fortissima.

La famosa influenza del fratello Paolo !

Per questo motivo prima di andare a trovarlo ( a Roma ),lo avviso sempre un po' prima  e lui prende un antibiotico speciale , preparato in Vaticano, mi sembra si chiami antinfluenzalepaolino.

Caro padre Gigi 

Tutte le volte che vieni a a trovarci e dopo te ne torni a Roma ,io resto qui impalato ,con un buco nello stomaco stavolta non per la fame!

E  in verità , in verità ti dico ,anche se sei un peccatore e non sei ancora santo mi manchi sempre molto ..

Ciao Luigi . 

L 'uomo che più di tutti ti ha influenzato tuo fratello Paolo.

LO SPIRITO SANTO MUOVE IL NOSTRO CUORE..

 

Quest'anno,il 18 ottobre 2014,dei ragazzi della nostra comunità hanno ricevuto un sacramento importantissimo:il sacramento dello Spirito Santo ovvero la Cresima.Per molti ragazzi la Cresima è stata la conferma del proprio Battesimo cioè la conferma che Gesù ci ha reso partecipi della sua Pasqua,della sua morte e Resurrezione:ci ha liberati dal peccato e ci ha fatto risorgere con Lui a vita nuova.

E' stata la conferma del cammino che in questi anni oguno ha fatto raggiungendo così,una delle tappe più importanti.Con la Cresima abbiamo ricevuto lo Spirito Santo:un dono che abbiamo chiesto di ricevere per essere più vicini al Signore.

Lo Spirito Santo ci assiste,ci fortifica,soccorre la nostra debolezza e la nostra fragilità.Abita in noi,nei nostri cuori,ci educa all'obbedienza e alla fiducia verso chi ci educa,come i nostri genitori,i nostri sacerdoti,le nostre suore anche a tutti quelli che ci vogliono bene.

Lo Spirito Santo muove il nostro cuore ad incontrare i nostri amici che si sono allontanati dalla parrocchia e fa sì che il nostro cuore si incendi d'amore,con LUI riusciremo a perdonare gli uomini,a pregare e a trasmettere agli altri la Parola di Dio.

La sera della Cresima eravamo tutti emozionati,alcuni più di altri,eravamo preoccupati di sbagliare qualcosa ma per fortuna è andato tutto bene.Per tutti i ragazzi è stato un momento bellissimo e alla maggior parte è piaciuto molto il momento dell'unzione.

E' stata un'esperienza unica e viverla in prima persona è stata ancora più bella e emozionante

 

CHIARA