Quaresima...I 3 CONSIGLI DI  Papa Francesco! 

 

 

PREGATE DI PIU’. Dedicando più tempo alla preghiera, permettiamo al nostro cuore di scoprire le menzogne segrete con le quali inganniamo noi stessi, per cercare finalmente la consolazione in Dio. Egli è nostro Padre e vuole per noi la vita.

 

RISPETTATE IL DIGIUNO. Il digiuno toglie forza alla nostra violenza, ci disarma, e costituisce un’importante occasione di crescita. Da una parte, ci permette di sperimentare ciò che provano quanti mancano anche dello stretto necessario e conoscono i morsi quotidiani dalla fame; dall’altra, esprime la condizione del nostro spirito, affamato di bontà e assetato della vita di Dio. Il digiuno ci sveglia, ci fa più attenti a Dio e al prossimo, ridesta la volontà di obbedire a Dio che, solo, sazia la nostra fame.

 

 

FATE L’ELEMOSINA. L’esercizio dell’elemosina ci libera dall’avidità e ci aiuta a scoprire che l’altro è mio fratello: ciò che ho non è mai solo mio. Come vorrei che l’elemosina si tramutasse per tutti in un vero stile di vita… Come vorrei che anche nei nostri rapporti quotidiani, davanti a ogni fratello che ci chiede un aiuto, noi pensassimo che lì c’è un appello della divina Provvidenza: ogni elemosina è un’occasione per prendere parte alla Provvidenza di Dio verso i suoi figli; e se Egli oggi si serve di me per aiutare un fratello, come domani non provvederà anche alle mie necessità, Lui che non si lascia vincere in generosità?



Quaresima


Bacheca delle famiglie

24 Febbraio ore 20 Giovani Famiglie

 

 

Tutti i Sabato dalle ore 16.30

 

Laboratori di Chitarra, Cucina, Arti Manuali, Coro..e poi merenda e giochi !

 

IGRUPPI GIOVANILI (  3 media e 3 superiore e 4 e 5 superiore) si ritrovano ogni domenica dalle 18 alle 20 per un incontro di formazione e per organizzare diverse attività di animazione e volontariato

 

 


Cinema in Parrocchia

 

Piuma

26 Gennaio 2018

Venerdi 9 Febbraio

Ore 20.45

Famiglia all’improvviso

Venerdi 9 Marzo

Ore20.45

Tutto quello che vuoi

Venerdi 13 aprile

Ore 20.45

Lion

Venerdi 4 Maggio

Ore 20.45

 

Wonder


EPPUR EDUCO: INCONTRO CON COSTANZA MIRIANO

di Riccardo Fiori

 

Venerdì sera, 2 Febbraio, nella cornice della Natività di Maria in Roma, prende il via il primo di 3 incontri dal tema “Eppur educo”: la sfida educativa e la bellezza di educare.

La Parrocchia organizza il tutto alla perfezione e l’ospite d’onore, Costanza Miriano, regala a tutti noi un’esperienza di quelle che arricchiscono davvero.

Giornalista (prima di Rai 3, ora di Rai Vaticano), scrittrice e autrice di libri come “Sposati e sii sottomessa” (tradotto e divenuto un caso), fino ad arrivare al suo 5° libro “Si salvi chi vuole”, ma, soprattutto, madre di quattro figli.

L'introduzione alla serata suscita in me, fin da subito, una certa curiosità.

“Papà, mamma, fatemi capire che vale la pena essere al mondo” è la citazione usata per introdurre i temi di cui, di lì a poco, dibatteremo.

“Si salvi chi vuole” (che, premetto, non ho ancora avuto la fortuna di leggere) viene definito un libro profondo e divertente e mai definizione poteva essere più indovinata.

Costanza incarna tutto questo, regalandoci una serata ricca di contenuti, Fede e Amore.

La nostra ospite parte da alcune certezze, prima tra le quali quella che i figli non sono i nostri.

C'è qualcuno che li ama più di noi. Colui che lei definisce il Capo Supremo.

Lo stesso che ci ha prestato i nostri figli e ai quali noi stiamo assicurando un passaggio.

Nel profondo della nostra fede, chi più chi meno tutti, abbiamo pregato meno di quanto avremmo dovuto e potuto e l'invito [ora che i figli sono in una età in cui cominciano ad andare con le loro gambe sempre un po' più via da noi] è quello di utilizzare il maggior tempo a disposizione per pregare maggiormente.

Nella presentazione del suo libro mi piace leggere: “Recintare uno spazio per l'incontro con Dio, il Totalmente Altro e cercare di difenderlo a ogni costo, è decisivo per la nostra felicità”.

Ciononostante si chiede come si possa riuscire ad organizzare una vita spirituale nelle nostre giornate a dir poco frenetiche.

Un'altra certezza che individua, sempre relativamente ai figli, è che bisogna semplicemente amarli.

Sembra scontato, ma bisogna amarli anche se “brutti, sporchi e cattivi”. Con i loro difetti, apparenti negatività o troppe precisioni.

Fa sorridere non poco quando, parlando di una delle figlie precisa e pignola, la definisce “ansia e sapone”.

Ecco: amarli anche se sono così. Se ci provocano, se sbagliano. Come se noi non sbagliassimo mai nei loro confronti.

Quanto è fondamentale saper chiedere loro scusa quando è necessario.

Riesce anche a farmi commuovere: mi torna alla mente un aneddoto con protagonista mia madre che carezzandomi una sera nel darmi la buonanotte, a letto, si interrogava a voce alta chiedendosi come riuscissero alcune madri a non dire mai un “ti voglio bene” ai propri figli.

E oggi quando i miei 2 figli mi abbracciano e mi dicono quel “ti voglio bene” (per fortuna succede spesso) oltre all’amore di padre, torno a provare l’amore di figlio verso una mamma che pur non essendoci più, è sempre con me.

L'amore deve essere al centro del rapporto familiare.

Si arriva a Dio se i figli vedono l'amore che c'è tra moglie e marito. Ecco perché è importante investire nel rapporto; trovare tempo per la coppia senza pensare [erroneamente] di togliere tempo e spazio ai figli.

Se i genitori si vogliono ancora bene questo rappresenta per i figli una sorta di autorizzazione ad esistere.

La serata scorre velocemente, segno evidente di quanto piacevole questa sia e Costanza si sofferma su un’ulteriore sua certezza.

C’è un codice paterno ed uno materno all’interno della coppia.

La mamma accoglie; il padre rappresenta la regola ponendo i giusti limiti.

Probabilmente perché l’uomo riesce meglio a dividere i vari ambiti, mentre la donna è in ogni momento mamma, anche se è fuori di casa, al lavoro o in ogni altro possibile “dove”.

Ed è importantissimo che la madre sia d’accordo ed in un certo senso autorizzi il padre ad essere padre.

Che la mamma, in altre parole, riesca a staccare questo cordone ombelicale e che moglie e marito si “accreditino” l’un l’altro davanti ai figli.

Resta però, che il nostro amore non sarà mai sufficiente rispetto a quello di Dio.

Nessun genitore riesce ad essere perfetto.

L’augurio è che i nostri figli possano avere un incontro autentico con il Signore, soprattutto nel periodo di individualismo e relativismo sfrenato che stiamo vivendo.

La donna si sente indispensabile quando i figli sono piccoli; poi, pian piano, crescendo, questo sentore viene meno e la mamma, generalmente più del papà, sente forte questo senso di vuoto.

 

Quando la mamma parla dobbiamo ascoltarla.

La Chiesa che è mamma, siamo in grado e capaci di ascoltarla?

Siamo in grado di mettere Cristo al centro di tutto?

Quanto siamo pronti a gestire la nostra  spiritualità un po' come credevamo di poterla “aggiustare”?

Costanza Miriano Individua cinque pilastri: Parola di Dio - Preghiera - Confessione - Eucarestia – Digiuno.

5 dogmi, che poi spiegherà essere 5 capisaldi dati dalla Madonna a Medjugorje.

Molti questa regola cercano di viverla magari a modo loro; ognuno nella propria imperfezione.

Siamo tutti i monaci di un immaginario monastero Wi-Fi nel quale, senza fili, tutti siamo connessi, legati e collegati.

D’altronde, dice Costanza, si può essere monaci mentre si fa jogging, mentre si va in metro, mentre si fa la spesa.

Un piccolo esercito di mendicanti scalcagnati, fragili e incoerenti, ma innamorati di Dio.

Dovremmo educare la nostra libertà, perché questo equivale ad educare il nostro desiderio.

Cercare di agganciare questo incontro.

Non possiamo fare in modo che il sole sorga, ma possiamo fare in modo di trovarci lì, quando il sole sorgerà.

 

 

 

 

03 Febbraio 2018


Una finestra sui giovani...spunti riflessioni proposte...

Osare

il grande salto

 

grandesalto

 

Il coraggio dell’aurora /1

 

Un percorso di spiritualità per i giovani

sulle tracce di Etty

 

Fabiola Falappa

 

(NPG 2013-01-22)

 

 

 

 

Si potrebbe credere

che la nostra cultura stia morendo,

soprattutto nel suo nucleo occidentale

più antico, l’Europa.

Ma potrebbe anche essere

tutto il contrario, un’alba.

Proviamo a verificare quest’ultima ipotesi.

Le due cose unite insieme,

la morte e l’alba, danno una crisi.

Ma l’alba ha più valore della morte

nella storia umana,

l’alba della condizione umana che si annuncia

più e più volte e torna a riapparire

dopo ogni sconfitta.

La storia intera si potrebbe infatti definire

come una sorta di aurora ripetuta e mai pienamente riuscita,

protesa verso il futuro.

(María Zambrano) [1]

 

 

 

Alla ricerca del senso dell’esistere

 

Nell’iniziare questo percorso è importante sottolineare un dato che purtroppo spesso rischia di essere banalizzato o interamente misconosciuto. Mi riferisco all’approccio che, a mio avviso, risulta più autentico e fecondo nell’incontrare i giovani: il riconoscere che l’esistenza è sensata ed ha valore: e ciò proprio a partire dalla instancabile e incessante ricerca di un senso condivisibile, tipica dell’età giovanile. È in modo particolare nel relazionarsi con le nuove generazioni infatti che sperimentiamo la presenza, magari configurata anche solo o ancora come bisogno e necessità, del darsi di un senso che sia credibile e condiviso come punto di partenza concreto. Prima ancora dell’idea che il senso scaturisca dal Tu divino, sono i giovani che ci insegnano il valore fondamentale della relazione con gli altri, i quali – come accade quotidianamente – sono fonte di senso e di valore per noi. Davvero concreto e credibile è il muovere da sé e nel contempo dagli altri, in uno scambio reciproco di condivisione.

 

Questa è la dinamica che, da giovane, caratterizza il vivere di Etty Hillesum. Lei da un’ottica individualistica si è aperta all’altro per incontrare così con stupore e meraviglia l’Altro, e da quest’incontro scaturisce poi un rinnovato modo di relazionarsi alla comunità. Ed è a maggior ragione nella difficoltà contemporanea, che spesso finisce per disorientare e travolgere i giovani alla ricerca di un senso partecipabile, che ritengo vada accolta la testimonianza aurorale di questa giovane donna.

 

Una fotografia superficiale dell’universo giovanile cade in facili definizioni ed etichetta adolescenti e ragazzi come disimpegnati, bamboccioni, vittime dell’individualismo. Una generazione rinchiusa in una gabbia di amicizie più o meno virtuali, frastornata da miti falsi e illusioni, priva di orizzonti sul futuro. Eppure incontrando i giovani, in carne e ossa, si scopre che sono capaci di mettersi in gioco, pronti a sfatare il luogo comune che lega giovinezza a disinteresse e alla scarsa attitudine alla riflessione.

 

In un altro orizzonte invece, opposto a quello odierno, anche le nuove generazioni sarebbero accolte per i loro bisogni e riconosciute come co-soggetti di rinnovamento. Ma questo è un dovere tuttora eluso da una parte rilevante del mondo adulto e delle istituzioni. Se non vogliamo sprecare l’immenso valore del dialogo tra le generazioni né mortificare la vita di chi oggi è giovane, occorre prendere distanza dalle attuali identificazioni per cui i giovani sono il «futuro», o sono «risorse», oppure un «problema». In realtà i giovani sono un altro presente.

 

La loro condizione piuttosto va, a mio parere, considerata secondo la metafora concreta dell’aurora, come emersione di un’identità e una realtà inedita, lungo un percorso nel quale ci si trova dinanzi ad alternative come quelle tra la conoscenza di sé e l’adattamento al mondo così com’è, tra il mantenersi fedeli al desiderio di felicità vera oppure il consegnarsi a suoi surrogati, tra l’aderire – in sintesi e in una immagine – con coraggio alla luce aurorale del primo mattino o consegnarsi alla paura e alla disperazione delle tenebre notturne.

 

Se infatti si continua a guardare ai giovani con un sentimento di fondo come la paura si genera un autentico contagio: paura degli adulti per i giovani, sfiducia in essi, paure dei giovani verso il futuro, sfiducia in sé e negli adulti. Quando invece si sceglie di aderire al senso della propria esistenza, per quanto oscuro e incerto, con il coraggio della fiducia, si aprono scenari inaspettati e luminosi che ci portano a cogliere nei giovani l’incarnazione della «aurora ripetuta e mai pienamente riuscita, protesa verso il futuro», di cui parla la filosofa spagnola Zambrano.

 

Oltre la crisi: il dialogo nella speranza

 

Ovviamente un quadro concettuale, rispetto alla crisi presente, non basta a trovare soluzioni, anzi molto spesso si finisce per rimanere bloccati e pietrificati, per effetto della disperazione. Tra le esperienze che possono farci, al contrario, attraversare la paura c’è senz’altro il dialogo. Con questo intendo la vera condivisione di un cammino in cui ciascuno vede nell’altro un valore reale e incarnato. Ci si narra, si ascolta davvero, si dà tempo, fiducia agli altri, si impara a vivere i conflitti, a portarli e così a superarli. Perciò esso non è solo un dire e lasciar dire, ma è intessuto di emozione, di compassione, di sguardi, di silenzio, di contemplazione, di cura, di tenerezza e, certo, anche di parole.

 

Si cerca insieme e cercando si può essere attratti da un senso per la vita che sia capace di darci luce e ospitalità, che ci inviti a diventare davvero noi stessi.

 

Allora dialogare si trasforma in imparare a sperare, a svolgere il sogno di una vita riuscita e non a rinnegarlo per paura o a dimenticarlo. Se non è vero che «i giovani sono il futuro», ma sono il presente, si può però anche dire che essi contribuiscono a generare il futuro, poiché rinnovano il volto di una società, nel momento in cui glielo si permette. E questo è solo uno degli insegnamenti che con abbondanza e ricchezza scaturiscono dagli scritti di Etty; ripercorrendo le tracce del suo cammino impareremo ad assaporare tutta la bellezza della vita, sempre memore del senso che la intesse e che si manifesta, volta per volta, con modalità sorprendentemente differenti, perfino nei momenti di buio più cupo. Dal dialogo che inizialmente lei svolge tra sé e sé, nelle prime pagine del diario («devo affidare il mio animo represso a uno stupido foglio di carta a righe»),[2] passa alla condivisione di un percorso davvero comunitario e comunionale, in virtù dell’imparare a sperare insieme, che contagia positivamente anche le generazioni che si sono succedute alla sua epoca fino ad arrivare a noi.

 

La vita è così curiosa e sorprendente e infinitamente piena di sfumature, a ogni curva del suo cammino si apre una vista del tutto diversa. La maggior parte delle persone ha nella propria testa delle idee stereotipate su questa vita, dobbiamo nel nostro intimo liberarci di tutto, di ogni idea esistente, parola d’ordine, sicurezza; dobbiamo avere il coraggio di abbandonare tutto, ogni norma e appiglio convenzionale, dobbiamo osare il gran salto nel cosmo, e allora, allora sì che la vita diventa infinitamente ricca e abbondante, anche nei suoi più profondi dolori.[3]

 

Dialogare con lei è un modo per superare la crisi, già a partire dal nostro io più intimo, per compiere «il gran salto» che ci libera dalle consuete paure. In tale prospettiva gli educatori devono percepire e interpretare questo tipo di svolta per partecipare al cammino dei giovani in modo maieutico, credibile e liberante, altrimenti eludono o sprecano la grande ricchezza della relazione con le nuove generazioni e fanno mancare loro dei riferimenti essenziali per crescere come persone luminose.

 

I giovani disposti a farsi «incontrare» dalla sua sensibilità e spiritualità, nel contempo, riceveranno in dono la rinuncia a escludere, a negare e a distruggere, acquisteranno come abitudine «il coraggio di guardare in faccia ogni dolore»,[4] premessa per giungere a una forma di vita e di convivenza libera dal dominio e da qualsiasi logica di violenza.

 

Il coraggio di pronunciare il nome di Dio

 

Il passaggio dalle tenebre alla luce aurorale nella biografia di Etty Hillesum è, secondo la mia interpretazione, ravvisabile nella svolta radicale che segue le primissime pagine del suo Diario, ancora totalmente autocentrate. La svolta non riguarda innanzitutto il fare, l’attivismo, le opere. Certo, dovrà giungere a tutto questo. Piuttosto la svolta consiste, in primo luogo, nel formarsi di una integrità sconosciuta nell’anima, di una interezza e di una elevazione a una semplicità nuova. Mi riferisco al suo incontro, personale e unico, con Dio, al suo coraggio di pronunciarlo finalmente senza esitazione né timore. Così, giorno per giorno, la sua esistenza diviene la testimonianza vissuta del consiglio rivolto da S. Paolo ai Filippesi:

 

«Rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi. La vostra affabilità sia nota a tutti gli uomini. Il Signore è vicino! Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti; e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù» (Fil 4, 4-7).

 

Davvero il cammino da lei compiuto, e che cercheremo di ripercorrere, trasforma il suo essere in modo talmente radicale che ad una lettura superficiale si farebbe fatica a ritrovare la stessa ragazza dell’esordio del Diario nelle ultime pagine.

 

Mi hai resa così ricca, mio Dio, lasciami anche dispensare agli altri a piene mani. La mia vita è diventata un colloquio ininterrotto con te, mio Dio, un unico grande colloquio. (…) A volte vorrei incidere delle piccole massime e storie appassionate, ma mi ritrovo prontamente con una parola sola: Dio, e questa parola contiene tutto e allora non ho più bisogno di dire quelle altre cose.[5]

 

Ciò che permette l’utilizzo del termine Dio è riconoscibile quindi nella maturazione interiore e personale, grazie alla quale tale parola cessa di essere un termine, o ancora meglio, un concetto astratto, per divenire finalmente nome.

 

Seguendo le sue tracce si comprende come la fede però non sia solo un sentimento dell’anima umana, ma soprattutto l’ingresso dell’uomo nella realtà, nella sua totalità. Questa è per Etty una semplice constatazione, ma si intravede la contraddizione che in essa si cela rispetto all’abituale modo di pensare.

 

Seguire il suo percorso è rispondere ad un invito a percorrere tappe verso la «pace futura» che però nasce innanzitutto nel nostro intimo, prima di poterla scoprire nel mondo esterno. Perciò mettersi sulle sue tracce significa ripartire da una nuova spiritualità, imparando a dialogare non più solo con sé, ma ripartendo dal colloquio con Dio, per incontrare infine, in modo rinnovato, ogni altro. Questo perché certamente, per lei, la fede non investe solo il sentire umano, non è solamente legata alla sfera intima e personale, ma implica un rapporto responsabile con il reale.

 

Vorrei trovarmi in tutti i campi che sono sparsi per tutta l’Europa, vorrei essere su tutti i fronti; io non voglio per così dire «stare al sicuro», voglio esserci, voglio che ci sia un po’ di fratellanza tra tutti questi cosiddetti «nemici» dovunque io mi trovi, voglio capire quel che capita; e vorrei che tutti coloro che riuscirò a raggiungere – so che sono in grado di raggiungerli, fammi guarire, mio Dio – possano capire questi avvenimenti come li capisco io.[6]

 

È come dire che il primo coraggio sta nel pronunciare la parola Dio e successivamente ripetere questa decisione di nominare il Tu eterno declinandola nella nostra quotidianità, così come riaccade ogni giorno l’alba, attraverso scelte, frutto di comprensione reale, che rivelano il valore e il senso che per noi possiede la relazione con Lui.

 

La speranza pertanto che muove il mio scrivere è rivolta ai giovani, al loro essere nascente e costantemente aurorale, alla loro sensibilità spesso costretta entro schemi costruiti dagli adulti, alla loro insaziabile fame di felicità, perché dalla testimonianza di Etty Hillesum riescano a trarre svolte innanzitutto spirituali, ciascuno a suo modo nel rispetto dell’unicità personale, che permettano loro di pronunciare, alla fine del percorso compiuto insieme, quanto confidato da Jopie, una cara amica di Etty, il giorno della partenza di quest’ultima per Auschwitz:

 

«ed eccomi qua, certo un po’ triste per qualcosa che si è perduto eppure no, perché un’amicizia come la sua non è mai perduta, c’è e rimane».[7]

 

 

[1] M. Zambrano, Persona e democrazia. La storia sacrificale, Bruno Mondadori, Milano 2000, pp. 28-29.

 

[2] E. Hillesum, Diario 1941-1943, Adelphi edizioni, Milano 2005, p. 23.

 

[3] Ibidem, p. 158.

 

[4] Ibidem, p. 233.

 

[5] Ibidem, pp. 253-254.

 

[6] Ibidem, p. 228.

 

 

[7] Ibidem, p. 259.


Corpi» espiatori

 

 

 

  di Alessandro D’Avenia

 

 

 

Dove sono finiti gli occhi? Dove le mani? Non c’è traccia dell’ordine divino del corpo, del ritmo armonico che regola la lunghezza delle membra e le lega in unità al luogo che accoglie e apre la vita. In Pamela ormai non c’è traccia di quella inesauribile promessa che è il corpo femminile, la grazia non ha più modo di dispiegarsi per ricordare all’uomo che è fatto per nascere e non per morire, che il corpo è carne luminosa dell’anima e non sua prigione oscura. Occorre un’accurata autopsia perché quel corpo ci dica tutta la verità, oltre lo sgomento, sulla violenza da cui gli uomini non sanno come liberarsi se non, troppo spesso, al prezzo di «corpi» espiatori: Sarah, Yara, Jessica, Pamela e tutte le giovani vittime dell’istinto sacrificale dell’uomo.

 

«Sorretta dalle mani degli uomini fu condotta agli altari,/non per essere accompagnata a luminose nozze,/ma per cadere vittima proprio nel tempo delle nozze/perché la flotta avesse una partenza felice./A un così atroce misfatto poté spingere la superstizione». Ifigenia, emblema mitico delle ragazze in fiore, sacrificate agli dei con l’inganno per far vincere agli uomini la loro guerra, come racconta senza sconti Lucrezio nel suo poema sulla Natura del Mondo, ci mostra quanto la cronaca odierna affondi le sue raggelanti radici nel cuore di tenebra degli uomini di tutti i tempi: il corpo delle donne è spesso destinatario dello sfogo della violenza, carne da sacrificio per idolatrie antiche e nuove. Perché?

 

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Da come una cultura tratta il corpo della donna si può comprendere la verità su quella cultura. Per questo un nobel della letteratura poteva dire che l’anima «sparisce, ritorna, si avvicina, si allontana,/a se stessa estranea, inafferrabile,/mentre il corpo c’e, e c’e, e c’e/e non trova riparo». Sono i versi della poetessa Wisława Szymborska in Torture a ricordare che il corpo delle donne c’è in modo assordante e non trova riparo, torturato e sacrificato sull’altare dell’abbandono e di abusi fisici e psicologici troppo spesso taciuti, sull’altare della pornografia e della prostituzione, delle guerre pubblicitarie, della droga che non è mai (chi sta a contatto con i ragazzi lo sa) leggera, sull’altare della perfezione, del piacere violento, di irrazionali regole religiose, e su tutti gli altari di chi costringe i corpi a essere solo superfici. Il corpo è invece il segno di una unicità fatta carne da custodire con tutte le gradazioni che l’amore — il gioco delle anime e dei corpi — sa inventare: una carezza, un abbraccio, un bacio, o soltanto un sorriso.

 

Soltanto così il corpo della donna diventa per noi, eterni principianti della vita, una mappa che dobbiamo imparare a comprendere con mani disarmate e occhi attenti. A volte capita di intercettare nelle movenze di una donna una strana leggerezza che rende gesti e sguardi di una stoffa rara, rivela e nasconde l’inizio o la pienezza di un amore, uno stilnovo di parole e gesti. C’è molto di più da sapere sulla vita nel corpo di una donna alle otto del mattino, senza trucco sugli occhi ancora assonnati, che nelle pagine di cronaca, perché ogni elemento di quel corpo, sinfonia di dettagli, non canta solo se stesso ma l’unità profumata della vita che vive quando ama ed è amata. Le ciglia sfarfallano, la luce esce dagli occhi più pura, e inattesi animali si nascondono nelle membra, il cigno nel collo, la tigre nelle gambe, i delfini nelle dita e i fenicotteri che cambiano colore, dal bianco al rosa, nel viso. Il corpo di una donna può contenere tutto il cosmo, per questo il racconto della Genesi coglie nel segno, narrando che, dopo che tutte le cose furono fatte, il corpo della donna fu modellato per ultimo, finale inatteso nel gran film delle origini. Quel mistero di carne è la sintesi di tutte le cose precedenti, il compimento e superamento di tutta l’opera fatta. Chiunque avesse sfregiato quel corpo avrebbe rovinato anche alberi, corsi d’acqua, orbite celesti, ordine delle stagioni e tutte le relazioni che da quel corpo dipendono. Così se viene ferita la donna viene ferita tutta la realtà, e non per un sentimentale luogo comune, ma perché se il corpo capace di albergare e dare la vita viene avvelenato, la vita tutta è avvelenata, come un fiume alla fonte. Forse per questo un giorno mia madre mi consigliò un libro di Julie Otsuka, Venivamo tutte per mare, dicendomi: «Narra di donne sfruttate durante la guerra mondiale e la protagonista è un noi corale». Incuriosito dall’artificio narrativo le chiesi come mai, e lei mi rispose: «Perché il dolore di una donna è il dolore di tutte le donne, e di tutte le cose».

 

Nessun taglio è stato fatto a caso o risparmiato, raccontano i medici che hanno curato l’autopsia di Pamela e di Jessica. Allora penso a tutti i tagli che sui loro giovani corpi tante ragazze si infliggono pur di non sentire, almeno per qualche istante, il dolore di essere al mondo come in una prigione. Conservo la lettera di una di loro che aveva scoperto, attraverso un libro, la gioia di donare il sangue, e anche questo l’aveva aiutata a guarire dal suo autolesionismo. Mi scriveva parole da cui ho compreso quanto il corpo di una donna sia il vero campo di battaglia tra l’essere e il nulla per una intera civiltà: «Io con il sangue ho avuto un rapporto negativo. Il sangue l’ho cercato, desiderato, versato, sprecato. Tante notti in bianco alla ricerca del rosso di quel sangue... e quelle poche gocce che sgorgavano dai tagli non bastavano mai. Per quanto negativo l’autolesionismo è stato un mezzo per capire il dolore, la dipendenza, la solitudine: ora riesco a non giudicare chi si trova in situazioni simili, riesco a capire il mio ragazzo che viene da un’esperienza di abbandono. Una delle prime volte gli ho parlato del mio problema: lui mi ha preso il braccio, ha guardato le cicatrici e ha detto: “Beh, ti sei semplicemente graffiata passando vicino a delle rose”. Tanti hanno tentato di darmi consigli, ma solo questa frase mi ha dato la forza per smettere... una cosa così mostruosa come l’autolesionismo diventa un graffio di rose». Lo diventa grazie all’amore di un ragazzo che sa sfiorare quelle ferite.

 

Penso anche ai corpi che si dissolvono nel controllo totale del peso, fino a collassare sull’altare della vita come irraggiungibile perfezione. In questi anni di scuola ho visto tanti corpi disfarsi, lanciando segnali impossibili da ignorare.

 

Cambiano i nomi e volti degli dei di questi sacrifici ma, fino a che i corpi verranno martoriati, la vita non potrà scorrere pura, né il caos trovare ordine. Tutta la violenza sul corpo delle donne è indirizzata alla loro capacità di essere e tessere la vita, proprio come Ifigenia condotta al rito sacrificale mentre le era stato falsamente promesso quello nuziale: il mito ci ricorda ciò che non dobbiamo e possiamo dimenticare, perché purtroppo assai spesso pretendiamo di allontanare a colpi sterili di moralismo i mali di cui alimentiamo più o meno consapevolmente le cause.

 

Finché non smetteremo di usare il corpo delle donne come un campionario per altri scopi, come il catalogo più completo del consumismo, non smetteremo di distruggere le donne e con loro la vita stessa. In questo poeti e scienziati concordano, svelando molto più di migliaia di macabri dettagli di cronaca. Al nobel della letteratura Miłosz che in una poesia dice: «Quando c’è la luna e le donne in abiti a fiori passeggiano/provo stupore per i loro occhi, le loro ciglia e tutta l’organizzazione del mondo./Mi sembra che da una propensione reciproca così grande/potrebbe finalmente risultare la verità ultima», fa eco il nobel della fisica Heisenberg, quando scrive a sua moglie: «Credo che, durante l’estate, metterò la fisica in un angolo buio, per riprenderla più tardi, per prima cosa ho da imparare da te più che da tutti i trattati del mondo».

 

 

Sono infatti uomini le cui mani hanno creato bellezza duratura. Allora guardo le mie e le vostre e credo che il letto da rifare, come suggerisce la lettera della ragazza, sia ritrovare la forza gentile che, nel toccare il corpo di una donna, protegge, cura e guarisce la carne del mondo.


DISCOTECA SENZA ALCOL: "FINALMENTE UNA BUONA NOTIZIA"

13/02/2018

 

È di qualche giorno la notizia di una discoteca per giovanissimi della provincia di Rovigo in cui non si vendono alcolici. È successo allo Studio 16 di Arquà Polesino. Un evento raro, a base di bibite e concluso con un bus navetta, ma non unico visto che iniziative di questo tipo coinvolgono ciclicamente diversi locali del nostro Paese.

Una serata originale e meritevole che può essere da esempio virtuoso contro la cultura dello sballo. "Un'iniziativa che mi piace", commenta don Mazzi "anche perché quasi sempre i ragazzi fanno notizia solo quando combinano disastri. E a tal proposito bisognerebbe smetterla di dipingere i giovani come mezzi delinquenti, drogati o impegnati solo in attività poco edificanti.

I giovani non sono solo quelli. Io per esempio ne ho oltre cento di volenterosi che si stanno preparando a partire per le zone più disagiate del mondo. Impariamo noi per primi che andiamo in Tv e scriviamo sui giornali a dare spazio anche alle belle storie, come appunto questo progetto!".

 

 

Redazione "Sono"


Percorsi educativi..film e letture!

" Monster Family"

https://www.cb01.zone/monster-family-hd-2017/

"Still Alice"

https://www.cb01.zone/still-alice-hd-2015/


"La forma dell'acqua"

https://www.cb01.zone/la-forma-dellacqua-2018/


Piccole grandi Letture




Archivio

Sabato 29

 

ORE 17,00  SS. COMUNIONI PER I BAMBINI

DEL GRUPPO DI STEFANIA  E ALESSANDRA

 

 

“Per la nostra parrocchia dove abbiamo trovato persone che ci guidano nel cammino verso la fede e l’amore, che ci insegnano ad essere generosi verso gli altri affinchè il Signore li ricompensi e li aiuti sempre.”

 

 

“Perché aumenti in noi il desiderio di avere sempre un posto privilegiato per Gesù nella nostra casa, a scuola e nella vita di ogni giorno”



"Camposcuola è"

"Questi giorni sono stati intensi: abbiamo pregato, abbiamo giocato, abbiamo riso, abbiamo pianto e ci siamo consolati come una grande famiglia, 

E' stato bello condividere le emozioni in nome di Colui che ci ha riuniti qui. Mi auguro di poter continuare il cammino iniziato insieme anche a Roma."

grazie P. Francesco

 

"Siamo ormai giunti  al termine di questa settimana ed è stato bello sorridere e scherzare insieme a voi , a volte difficile asciugare le vostre lacrime o guarire le vostre ferite e tanto impegnative soddisfare la vostra fame.......

Tutto questo ci ha permesso di vivere tantissime emozioni grazie anche alla guida di te, P. Francesco, che hai reso tutto più speciale.

Bambino tra bambini e maestro di fede per tutti noi , sei una persona speciale e non smetteremo mai di ringraziarti perchè quest'esperienze ci permettono di poter essere migliori, anche solo con un piccolo gesto.

Grazie a te abbiamo, ancora una volta, imparato qualcosa da questi ragazzi, ci hai insegnato cosa significa scalare una montagna. Perchè la vita è questo: una montagna da scalare con una vetta da conquistare per poter poi finalmente godersi il piacere della discesa . Questo campo è stato  per noi , proprio come quelle montagne e la nostra piacevole discesa è il sorriso di tutti, perchè felici di aver vissuto questa fantastica esperienza. Grazie "prete" , come ti chiamano i ragazzi e grazie di cuore a tutti bimbi, ragazzi e animatori, in particolare Stefania e Gabriele, sempre disponibili e pronti a sopportare quella piccola peste della nostra mascotte Davide. vi vogliamo bene!"




"Volevo ringraziare qualche persona: Padre Francesco che ci aViuta sempre e ci dimostra la sua agilità e ogni volta che parla mi avvicina a Dio. Gli animatori che ci sopportano, ci aiutano e ci vogliono bene (almeno spero) che invani credono che li ascolteremo. Le cuoche che invece di giocare stanno ai fornelli per darci un pasto buonissimo. Ma soprattutto voi ragazzi che accettate la gente per quello che è, e che vi volete bene a vicenda. Voi, in questo istante, siete stati come una  famiglia: le prime persone che vedo quando apro gli occhi e le ultime che vedo quando li chiudo. Ci sono di più simpatici e di meno simpatici, ma ha tutti è riservato uno spazio nel mio cuore. Imbocca a lupo. ( MAtteo , 11 anni)"


Tutto questo e'..Grest! 2015

"Ma perché questo grest è durato così poco?” una domanda sincera  di un bimbo ospite del  grest organizzato dalla parrocchia Natività di Maria. “durato così poco” non è proprio esatto  perché di settimane ne sono passate ben tre…ma forse il nostro piccolo interlocutore voleva sottolineare di come il tempo vola quando si sta bene accolti in un luogo così ospitale  e immersi  in un clima di amicizia davvero straordinario.

I cento quaranta fanciulli e adolescenti protagonisti dell’”estate” esplosa immediatamente dopo la chiusura dell’anno scolastico,  hanno animato gioiosamente i  luoghi di questa Parrocchia: i campi da gioco, il parco, il sagrato, il salone, le sale, i corridoi…e anche la Chiesa. Tempo per il gioco, per nutrirsi, per pregare insieme, per crescere insieme, per investire nel divertimento e nella condivisione il germogliare di una gioventù destinata a dare molto frutto.

Sbaglia chi crede che il”grest” sia solo una pratica occasione, per genitori e famiglie impegnate nel lavoro, utile a sistemare i figli liberi dagli impegni scolastici: infatti non si mandano mica i figli a scuola perché non si sa dove sistemarli.  Aver scelto la Parrocchia Natività di Maria è stato frutto di una consapevole convinzione che, anche qui, i loro figli avanzano nella via della migliore  crescita  che per essi si desidera.

Il grazie che spontaneamente va rivolto agli organizzatori (Parroco e nessuno escluso) ai giovani animatori (perle di questa comunità) alle generose persone che volontariamente hanno cucinato (menù da maestri chef) pulito, gestito il bar, allestito la sala da pranzo e tanto altro, bene, questo grazie sincero forse è tutto contenuto nella domanda del bambino “Ma perché questo grest è durato così poco?”


Foto Grest 2015


Il Vangelo nelle famiglie

 

Chiusura anno pastorale 201-2015 Lectio divina

 

I nostri incontri legati alla lettura del Vangelo nelle famiglie si sono conclusi e proprio quest’anno Papa Francesco, nel suo messaggio ecclesiale, ha messo al centro “la Famiglia” …ambiente privilegiato dell’incontro nella gratuità dell’amore…luogo dove si impara a parlare, a pregare, a convivere nelle differenze e a fare esperienza del legame e delle relazioni…”

Non vogliamo compiacerci, per vanità, della nostra costanza a portare avanti questa iniziativa che da anni si muove, senza troppo clamore, nelle case di questo quartiere, ma vorremmo porre l’attenzione sull’elenco contenuto in queste pagine. Non si tratta solo di una ordinata cronologia di nomi e di vie: quei luoghi indicati sono muri entro i quali abbiamo ascoltato il Vangelo di Cristo e abbiamo pregato, il “Canto al Vangelo” ne è la traccia.

Il senso della cortesia, lo spirito di accoglienza e la generosa apertura delle nostre porte agli altri possono indicare i segni di una fede viva; così come la curiosità della ricerca, il desiderio del sapere, possono vincere con la luce della “Parola” le tenebre dell’ignoranza.

Dal nucleo domestico può scaturire un impulso missionario:  il Papa, Santo Giovanni Paolo II, nell’istituire la grande missione cittadina in preparazione dell’Anno Santo del 2000, così esortava “far risuonare nella coscienza e nella vita di tutti gli abitanti di Roma, in ogni famiglia e ambiente, lo stesso annuncio e la stessa professione di fede in Gesù Cristo…il Vangelo in ogni casa, per offrire ad ogni famiglia il libro fondamentale della missione …e accogliere la buona notizia in esso contenuta, con spirito di fede e di conversione…”

Tante parole vengono spese oggi sulla “famiglia”, ma da uno sguardo obiettivo affiora purtroppo che la realtà familiare non gode di quei privilegi che meriterebbe, anzi spesso non viene rispettata e protetta nella sua fisionomia e nei suoi diritti.

I nostri incontri sono un umile sforzo di testimoniare come da una piccola comunità domestica si possa trasmettere l’intensa passione della cristianità.






 A tutto Grest 2015 !


Il Dono più grande.

 

“L’amore di un figlio non si può descrivere perfettamente a parole, è qualcosa che tocca l’anima, il cuore, i pensieri.” Se mi volto indietro quanti ricordi e quante benedizioni! Dolcissimo amore mio, quando sei arrivata ho pensato “sei davvero bellissima, sei il dono più bello e più grande che potessimo ricevere”, un angelo venuto dal cielo. Quante volte mi hai chiesto “ma come sono nata?” ed io ti ho sempre risposto che eri un angelo in cielo che il nostro Padre Celeste decise di donarci; un angelo bellissimo e dolcissimo, con un sorriso meraviglioso, “te, il sorriso infinito di Dio”. Da allora ci hai rapiti in un immenso “disegno d’amore”, quello di Dio per noi, quello di un Padre Celeste che, come un papà, ci ama e ci guida in ogni nostro passo.

Il giorno della tua Prima Comunione è stata una bellissima giornata, un’esperienza ricca di emozioni e di spiritualità. I principali “protagonisti” siete stati tutti voi bambini che, riuniti insieme ai “coprotagonisti”, noi genitori, i sacerdoti, le catechiste e all’ “attore” principale, Gesù, (Colui che è il “vero protagonista”), avete “messo in scena” la più bella delle “sceneggiature”, il vostro incontro con Gesù nell’incontro con l’Eucarestia. Ma tutto questo è stato molto di più di una semplice sceneggiatura, di una semplice “messa in scena”; è stata la Messa, la vostra Prima Comunione, ed in particolare, è stata la tua Prima Comunione. In chiesa siete entrati vestiti di bianco, puri come il fiore che portavate in mano, con un sorriso e una luce negli occhi davvero straordinari e diversi dal solito. Una luce che vi rendeva, nonostante la vostra piccola età, già grandi e consapevoli di quanto di meraviglioso stava per accadere; nei vostri occhi si leggeva la consapevolezza e la gioia dell’incontro con Gesù.

Ancora oggi quando vedo i tuoi occhi penso “sei cambiata, risplendi di una luce nuova, bella e luminosa”. Non sei più tu ma un’altra persona, perché con Gesù dentro di te sei diventata una persona migliore. Ricorda dolcissimo amore mio che Lui è e sarà sempre la forza, la luce, la vita e il pane in questo meraviglioso viaggio perché, come dice Papa Francesco, “la vita con Gesù diventa molto più piena e con Lui è più facile trovare il senso di ogni cosa”. (E.G. 266)

In questi anni ti sei preparata grazie all’aiuto amorevole delle catechiste e dei parroci che ti hanno guidata nel cammino spirituale per ricevere e incontrare Gesù. Ricordo con quanto entusiasmo un giorno mi hai riferito le parole che padre Lorenzo vi aveva detto: “le cose materiali non hanno valore, non rimangono per sempre, mentre l’amore rimane per sempre”. Portalo sempre con te perché è uno degli insegnamenti più belli e veri di vita. In questo cammino ti ho seguita, accompagnata, felice e grata di aver nuovamente incontrato anche io Gesù. E la festa è stata una giornata ricca di significati; è stata un’occasione di incontro con Gesù perché, anche nei momenti di quotidianità, se vissuti come momenti e atti di condivisione, momenti fatti d’amore e con amore, Gesù si rivela a noi.

Quante emozioni e quante parole ancora avrei voluto dirti. Lo faccio ora perché voglio che tu sappia che con la Comunione hai ricevuto un Dono, quello più grande, un dono vero, un dono d’amore fatto per amore, un dono come “pane di vita”.  Ma forse di questo tu ne hai preso atto in quel momento perché tutta entusiasta dicevi “oggi ricevo il Corpo di Gesù, oggi ricevo un grande Dono” e nei tuoi occhi splendeva una luce radiosa. Tutto risplendeva e l’emozione era così forte che travolgeva tutti noi; la stessa giornata, grigia e nuvolosa, ad un tratto si è aperta di una luce folgorante, quasi a significare l’ingresso di Gesù, attraverso lo Spirito Santo, nei nostri cuori, e in modo particolare nel tuo cuore e in quello di tutti i bimbi. Non poteva verificarsi una “sceneggiatura” migliore e tutto questo perché non esiste migliore “artefice” di Dio Padre Celeste. Lui, per mezzo di suo Figlio Gesù Cristo, ci viene a ricordare quanto grande e immenso è il suo amore per noi. Ci viene a ricordare che da oggi Gesù, Suo Figlio, grazie alla Santa Comunione, entra nella tua vita e che anche per te sarà una Amico speciale, fedele, un compagno di viaggio e una guida spirituale sempre vicino, che non si separerà mai. È l’inizio di un cammino fatto insieme a Gesù. È un legame che nessuno potrà più spezzare, come un “sigillo sul tuo cuore”.  È un Dono d’amore che vale più di tutto nella vita e da questo momento comincia una nuova tappa della tua vita. Da oggi “Lui sarà con te e tu sarai con Lui”.

Voglio che ti rimanga quanto, di bello per me, ho trovato scritto affinché tu possa comprendere che “quando il pane e il vino da noi offerti a Dio sull’altare, si convertono nel Corpo e Sangue di Cristo, simbolizzano il nostro corpo e il nostro sangue convertiti nel Corpo e Sangue di Gesù. E, se il pane, il vino, a contatto con te diventano tua carne, tu a contatto con Gesù diventi suo Corpo, suo Sangue….Tutto ciò è un grande miracolo proprio come la nostra vita…. Ed ora tu vedrai le cose, le persone in un altro modo perché vedrai con gli occhi di Gesù che è dentro di te”.

Ma ricorda, non tenere solo per te la gioia di aver incontrato Gesù. Devi trasmetterla anche agli altri. Perché, come ha detto Papa Benedetto XVI, “chi ha scoperto Gesù deve portare altri verso di Lui. Una grande gioia non si può tenere per sé. Bisogna trasmetterla”. E quando incontrerai momenti bui non scoraggiarti mai, e se dovesse accadere, troverai sempre nel Signore tutto il suo Amore, il tuo più grande Amico e “Consolatore perfetto”.

“Dio è diventato padrone del tuo cuore”, e tu dovrai stare vicino a Lui sempre, impegnandoti ad essere sempre amorevole, gentile, premurosa, generosa, umile e attenta verso chi ti sta a fianco perché, come dice la mia cara nonna, le “buone maniere pagano sempre e tutto il bene che farai ti ritornerà”. E vedrai che bella sorpresa quando a ritornare sarà tutto l’amore, lo stesso amore che tu hai donato! Altrettanto io mi impegnerò come te, perché tanto cammino ho ancora da percorre e se lo conduciamo insieme sarà ancora più bello, in fondo anche tu hai tanto da insegnarmi!

Con immenso amore, la tua mamma.






SS.Trinità Domenica 31 Maggio

Mercoledi 27 Maggio

 

ORE 8,45-16 RITIRO E CELEBRAZIONE DEL SACRAMENTO DELLA RICONCILIAZIONE PER I BAMBINI DEL I^ ANNO DELLA CATECHESI

Pentecoste


Un «evento, che cambia il cuore e la vita degli Apostoli e degli altri discepoli, si ripercuote subito al di fuori del Cenacolo. Infatti, quella porta tenuta chiusa per cinquanta giorni finalmente viene spalancata e la prima Comunità cristiana, non più ripiegata su sé stessa, inizia a parlare alle folle di diversa provenienza delle grandi cose che Dio ha fatto, cioè della Risurrezione di Gesù, che era stato crocifisso. E ognuno dei presenti - prosegue Francesco - sente parlare i discepoli nella propria lingua. Il dono dello Spirito ristabilisce l'armonia delle lingue che era andata perduta a Babele e prefigura la dimensione universale della missione degli Apostoli. La Chiesa - dice il Papa - nasce universale, una e cattolica, con una identità precisa ma aperta, che abbraccia il mondo intero, senza escludere nessuno».

 

 

 

Maggio,Mese Mariano!

 

"Amate,onorate,servite Maria. Procurate di farla conoscere,amare e onorare dagli altri”


 

San Giovanni Bosco

 

24 Maggio Maria Ausiliatrice


 Dedicato dalle catechiste dei bambini che hanno fatto la comunione! 

 

 

Lettera di Dio ai genitori 

 

 

Carissimo papà,carissima mamma,

oggi per tuo figlio non è un giorno come tutti gli altri,ma un giorno speciale,ha incontrato per la prima volta Gesù,il mio figlio prediletto.

Da oggi per lui inizia una nuova storia.

Tuo figlio fino a ieri ha imparato a sapere che cosa ha fatto Gesù,quello che ha detto come ha cambiato la vita di molte persone che si sono fatte sante seguendo il suo insegnamento,ha visto che ci sono uomini e donne nel mondo che donano la propria vita agli altri nel suo nome,In altre parole ha imparato a conoscere chi è Gesù.

Da oggi come ti dicevo,inizia una nuova storia,da oggi tuo figlio dovrà incominciare a scoprire chi è Gesù per lui,quello che Egli dice proprio a lui,cosa Egli fa ogni giorno nella sua esistenza e come tutto questo può orientare la sua vita e per farlo,ricordati che l’incontro speciale con Gesù l’avrà sempre nell’Ascolto della Parola,nella Confessione e nell’Eucarestia.

Stagli vicino,aiutalo in questo suo cammino spirituale,perché sarà lui a doverlo compiere,infatti solo se lo vorrà,potrà scoprire il Vero Amore che ha voluto donargli per poi imparare a restituirlo alle persone che incontrerà.

Non permettere che siano altri ad occupare il suo cuore e a formare i suoi desidere: tu lo sai quanto ingannevoli sono i richiami del mondo,quanto dolore spargono in tante famiglie,non abbandonarlo nelle grinfie di chi fa finta di essere interessato a lui,ma è solo del proprio tornaconto che è in cerca.

Mi chiedi come puoi fare in un mondo come questo?

Ricordati che anche tu hai avuto un giorno speciale come quello che oggi sta vivendo tuo figlio nel quale anche tu hai incontrato per la prima volta il mio figlio prediletto. Anche per te quel giorno iniziò una nuova storia:a che punto è arrivata?Spero tu sia riuscita a scoprire chi è Gesù per te.Se non è così,ricordati che l’incontro speciale con Lui puoi averlo nell’Ascolto della sua Parola,nella Confessione e nell’Eucarestia.

Solo se saprai incontrare Gesù ogni giorno,riuscirai a capire gli inganni e le illusioni del mondo e ad aiutare tuo figlio nella ricerca della vera felicità.

Io ti sarò vicino,chiedi il mio aiuto e sarò sempre pronto ad abbracciarti e a sorreggerti in questo tuo cammino.

 

Con amore infinito,Tuo Padre che è nei cieli.


Sabato 9 Maggio S.Comunioni Bambini Gruppo Antonella e Gabriella 

 

 

"Gesù ti preghiamo perché la nostra vita sia una continua e sincera ricerca di te,senza mai stancarci,senza mai abbandonare la tua strada,i tuoi insegnamenti.

Aiutaci a non voltarci indietro anche quando la tua Luce sembra affievolirsi."

 

 

"Gesù aiutaci a comprendere meglio il suono della tua voce,il significato delle tue parole,la ragione della tua venuta sualla terra e del tuo sacrificio sulla croce per essere portatori di pace nel mondo"

 

 

prosegue in area eventi!

  

Sabato 9

ORE 17,00  SS. COMUNIONI PER I BAMBINI

 

DEL GRUPPO GRUPPO DI ANTONELLA E GABRIELLA

 

 

 

 




 

 


 Domenica 26 Aprile 2015

 

 “Io sono il buon pastore conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me”

 

Cartellone gruppo comunione


Ritiro Giovani 25/26 aprile 2015

 

Segni(Rm)





Grest 2015!

Cartellone Domenica 12 Aprile 2015 dei Bambini Gruppo Anno Eucaristico 


 

Incontro Famiglie Sabato 21 Marzo

 

Nella serata del 21 marzo u.s. si è svolto l’incontro mensile delle Famiglie della Comunità, incontro che ha avuto per tema: la MADRE.

 

Dopo aver cenato insieme, l’incontro è proseguito con la lettura della Catechesi di Papa Francesco del 7 gennaio scorso che aveva come tematica proprio quella della Madre Chiesa e della Maternità. Il ruolo della madre nella società civile e in quella cristiana, le difficoltà di coniugare in questi tempi il lavoro con le attenzioni ai figli sono i punti trattati dal Papa il quale ha indicato la maternità come una profonda scelta di vita, una scelta che dà la vita.

Ci siamo poi divisi in due gruppi (donne e uomini) e abbiamo lavorato su delle tracce preparate da P. Gigi. Ci è stato chiesto di dare, raccontandolo, un profilo alle nostre mamme, identificandolo con una parola, un aggettivo: Testimonianza, tenerezza, disponibilità al sacrificio, presenza, dedizione totale, organizzazione , valori della famiglia e fede sono state le parole più gettonate. Abbiamo poi analizzato il ruolo della mamma sia in ambito civile che in ambito religioso evidenziando le differenze tra le nostre mamme e quelle di oggi.

Dopo aver ascoltato un brano tratto da ”lettera di una mamma ad un figlio sulla Croce” di Giacomo Poretti del trio Aldo, Giovanni e Giacomo, brano dove l’attore parlava della nostra Mamma celeste in particolare della madonnina di Milano, l’incontro si è chiuso con una bellissima preghiera di affidamento delle nostre famiglie alla Mamma Santissima.

 




Quinta Domenica di Quaresima





"Se uno mi vuole servire, mi segua, dice il Signore,
e dove sono io, là sarà anche il mio servitore."

 

Preghiere dei ragazzi del 2 anno cresima

 

"Per la Chiesa, perchè sia fedele messaggera della meravigliosa alleanza, dono d'amore , che Dio Padre rinnova con l'umanità attraverso la morte e resurrezione di suo Figlio Gesù."

 

"Per il giubileo straordinario indetto da papa Francesco, sia per tutti i cristiani l'occasione propizia per un rinnovato slancio nella fede, per un autentica conversione di vita e per una piena adesione al disegno d'amore misericordioso che Dio Padre ha sull'umanità."

 

"O Signore, la tua croce innalzata sul mondo attiri tutti gli uomini e tutti i popoli, e diventi segno di unità e di pace per tutti i popoli."

 

"Per suor Serena , a trenta giorni della sua morte, che possa continuare il suo cammino nella vita eterna vicino al Padre, affinchè ci stia accanto per intercedere e sostenerci nel nostro cammino."

 

"Per ognuno di noi , perchè rivolga lo sguardo verso Gesù crocifisso e si lasci coinvolgere, attirare e amare da Lui."

E' Lui..

 

«Non ti dimenticherò mai. / E’ lui che, questa frase, la ripete a te, a me, a tutti. Fin da quando siamo stati concepiti nel grembo materno. / Lui che, come dice il profeta Baruch, chiama le stelle per nome, ed esse gli rispondono “eccomi” brillando di gioia! Lui che non deposita negli archivi i nostri volti, ma li sottrae all’usura delle stagioni illuminandoli con la luce dei suoi occhi. Lui che non seppellisce i nostri nomi nel parco delle rimembranze, ma li evoca da uno ad uno dalla massa indistinta delle nebulose e, pronunciandoli, con la passione struggente dell’innamorato, li incide sulle rocce dei colli eterni...»

(don Tonino Bello)



 

 

 

Incontri del sabato delle famiglie 



Nell'incontro di Sabato 28 febbraio abbiamo concluso il punto sulla figura del "Padre". 
Dopo aver tirato le fila delle caratteristiche dei nostri Padre individuate nel precedente incontro (dove Presenza, Sacrificio, Rispetto, Onestà sono state le qualifiche più gettonate), abbiamo provato a confrontare, dopo aver ascoltato due brani di Giorgio Gaber "I Padri miei" e "I Padri tuoi") le caratteristiche dei nostri genitori con le nostre caratteristiche di genitori moderni.

Padre Gigi ha poi illustrato con una serie di slides ciò che dice sulla figura del Padre lo psichiatra e scrittore italiano Vittorio Andreoli attraverso il suo scritto "Costruzione di un Padre". Il Padre visto come un progetto che gestisce una relazione che muta nel tempo in funzione dei bisogni dei figli. Il bisogno dei figli, il bisogno dei padri. Un padre deve avere, secondo Andreoli, una costante disponibilità alla relazione con i flgli, una coerenza affettiva, deve saper mantenere un segreto, deve impegnarsi per un'atmosfera familiare di serenità, evitando le baruffe di famiglia ed evitando le bugie. Il padre (insieme alla madre) deve avere soprattutto una strategia educativa nei confronti dei figli.

Successivamente abbiamo presentato quello che dice la Chiesa sui Padri attraverso le parole di Francesco e del Papa Emerito Benedetto XVI. Papa Francesco ha sottolineato nel suo secondo intervento sul Padre, nella catechesi del 4 febbraio u.s. alcune caratteristiche fondamentali per la figura del padre come l'amore per la moglie, la presenza, la pazienza, il saper attendere, correggere con fermezza ma senza avvilire, ricordando la Parabola del figliol prodico o meglio del padre Misericordioso come la chiama Francesco.

Il Papa Emerito nella Sua udienza del 30 gennaio 2013, partendo dall'analisi della criticità della figura del Padre in questi tempi, ci indica come esempio per svolgere al meglio la nostra la figura della Paternità di Dio che è, dice il Santo Padre emerito, "amore infinito, tenerezza che si china su di noi, figli deboli, bisognosi di tutto". Noi, dice ancora BXVI,  vorremmo un’onnipotenza divina secondo i nostri schemi mentali un Dio che risolva i problemi, che intervenga per evitarci le difficoltà, che annulli il dolore ma l'onnipotenza di Dio è diversa: non si esprime come forza automatica o arbitraria, ma è segnata da una libertà amorosa e paterna. In realtà, Dio, creando creature libere, dando libertà, ha rinunciato a una parte del suo potere, lasciandoci il potere della nostra libertà e così ci dimostra che questo è il vero modo di essere potente. 
E così la chiave del ruolo del Padre è proprio la LIBERTA', lasciare liberi i figli. Nostro obbligo è quello di

dare ai nostri figli, attraverso la nostra testimonianza di vita,  gli strumenti per non perdersi dentro questa LIBERTÀ che sappiamo tutti non essere vera libertà ma quello che il mondo impone e una volta fatto questo, con l'aiuto di Dio, lasciare che facciano le loro scelte sapendo aspettare e pronti ad accoglierli nel momento in cui torneranno.


Abbiamo chiuso la serata con un decalogo di Don Mazzi, decalogo con le richieste che un figlio fa ad un padre. Ognuno di noi intimamente ha scelto una/due frasi di questo decalogo come impegno quaresimale da portare nelle rispettive famiglie.

Terza Domenica di Quaresima


QUARESIMA E'...



Incontro delle famiglie Sabato 28 Febbraio 2014

 

 

 

INCONTRO DELLE FAMIGLIE..un cammino insieme

 

Cosa abbiamo fatto...

 

 22/11/2014

 

L’incontro di 22/11/2014 ha avuto come tema LE PERSONE ANFORA.

L’Esortazione Evangelica Evangelii Gaudiuum 86 di Papa Francesco ci chiama ad essere PERSONE ANFORA.

Come un’anfora che ha la capacità di svuotarsi, riempirsi e svuotarsi di nuovo anche noi dobbiamo farci ANFORA con lo stesso ritmo

 

SVUOTARSI: disponibilità, ricerca sete di sapienza

RIEMPIRSI: accoglienza e riempimento di Sapienza

SVUOTARSI ANCORA: svuotamento, dono e offerta agli altri

 

Tutto questo per tutti abbiamo un:

UN TESORO DA CONSERVARE perché non vada disperso, perché maturi e sia protetto

UN TESORO DA TRASPORTARE nella ns esperienza quotidiana

UN TESORO DA OFFRIRE, perché realizzi il suo compito, perché sia utile agli altri e apra spazio ad essere nuovamente riempito

 

 

 

INCONTRO DELLE FAMIGLIE – 20/12/2014

L’incontro di 20/12/2014 ha avuto come tema DA PERSONE ANFORA a FAMIGLIE ANFORA a COMUNITÀ di FAMIGLIE.

La Famiglia come “scuola di umanità dove le diverse generazioni si incontrano, si aiutano a vicenda a raggiungere una saggezza umana completa e a comporre convenientemente i diritti della persona con le esigenze sociali” (Gaudium et Spes – Vaticano II)

Seguendo l’esortazione papale dell’Evangelii Gaudium si sono individuate le caratteristiche della FAMIGLIA ANFORA, una famiglia che

·        PRENDE L’INIZIATIVA Famiglie che, come disse BXVI in un Angelus dell’ottobre 2006,  senza lasciarsi travolgere da moderne correnti culturali (..) siano pronte piuttosto a compiere con generosa dedizione la loro missione nella Chiesa e nella società;

·        SI COINVOLGE, SI SPORCA LE MANI per accogliere la carne ferita del prossimo, SANTI SEMPLICI, come li chiama BXVI, persone buone che nella loro bontà di ogni giorno testimoniamo la Verità della Fede verso i fratelli in difficoltà;

·        ACCOMPAGNA con positività, pazienza e amore i propri figli educandoli, tirando fuori ciò che di infinito DIO ha messo dentro di loro. Molto bella, in questo senso, la testimonianza di Monsignor Massimo Camisasca, vescovo di Reggio Emilia, dove il Monsignore sottolinea che “lo scopo della famiglia non è dare competenze ma rendere umani, aiutare cioè l’altro a diventare persona compiuta”, educare senza paura “perché i nostri figli non hanno bisogno di genitori perfetti, che non esistono, ma di adulti che come loro siano affamati di verità e bellezza, di significato e di felicità (..) dando la vita per qualcosa di grande” (discorso del 24 novembre 2014);

·        FRUTTIFICA ... il seme che cade porta sempre frutto secondo il disegno di DIO, secondo i tempi di DIO che non sono i nostri tempi. E’ stata sottolineata la figura di CHIARA CORBELLA e di suo marito ENRICO … una storia incredibile, una testimonianza di completo affidamento a DIO che sia nella vita di CHIARA che dopo la Sua morte ha prodotto molto frutto;

·        FESTEGGIA … la famiglia fa memoria di momenti importanti perché il ricorso consolida e fa storia e valori condivisi.

Il percorso della FAMIGLIA ANFORA, messo a fattor comune con altre famiglie crea inesorabilmente una COMUNITA’ di FAMIGLIE che sulla falsariga delle FAMIGLIE ANFORA, condivide, si sostiene, si apre e si dona agli altri, partecipa attivamente alla vita sociale difendendo e rilanciando i nostri principi, senza accidia spirituale che a volte ci caratterizza e non dà gusto alla nostra missione

Perché solo insieme possiamo farcela, solo insieme in una COMUNITÀ DI FAMIGLIE possiamo pensare di affrontare e provare a cambiare con i nostri limitati mezzi questa nostra società così distratta verso i valori fondanti dell’uomo.

 

LA BELLEZZA SALVERA’ IL MONDO dice Dostoevskij – la bellezza delle FAMIGLIE sarà protagonista davvero ... ne dobbiamo essere consapevoli, agire, difenderci, aiutarci, farci missionari della Verità

 

 

 

INCONTRO DELLE FAMIGLIE – 31/01/2015

L’incontro del 31/01/2015 avuto come tema il PADRE. Partendo dal PADRE NOSTRO abbiamo insieme approfondito la prima parte della Catechesi di Papa Francesco sulla figura del Papa’, catechesi svolta mercoledì 28 gennaio scorso.

Nella Sua udienza il Papa ha evidenziato le problematiche emerse dalla evoluzione della figura paterna, una figura paterna ormai molto assente nella vita dei figli, una figura paterna che abdica alla sua essenza di guida e porto sicuro per diventare amico dei figli. “I giovani ormai rimangono orfani”, di strade sicura, di maestri cui fidarsi.

Ci ricorda comunque il Papa che Gesù ha promesso ai suoi discepoli “Non vi lascerò mai orfani” … è Lui la strada, il Maestro da seguire sempre.

La seconda parte della Catechesi sui Padri, Papa Francesco la svolgerà il prossimo mercoledì 4 febbraio, una catechesi che il Papa promette essere incentrata sulla bellezza della Paternità.

Dopo la lettura della Catechesi di Sua Santità, ci siamo confrontati noi Famiglie sulla figura del Papà. Divisi in 3 gruppi di 10 persone, ognuno di noi, ha raccontato brevemente la propria storia personale in rapporto alla figura paterna evidenziando le principali qualità umane e spirituali del proprio padre e che si sono fatto bagaglio per ognuno di noi.

Onestà, pazienza, rispetto, severità, presenza, generosità sono state le caratteristiche più ricordate dell’esperienza paterna.

 

La serata si è chiusa con una preghiera comune 

 

 

 

 

 

 

 


 


 Maria,Giuseppe,Gesù

 "In quella notte tutta vostra"..

 

Il loro   sguardo appoggiato su quell’ennesimo uscio sbattuto…lo sguardo di lei  che accarezza quello di lui..  sempre tenace..”anche in capo al mondo” le aveva detto mesi prima..

Il loro passo si fa più lento ma segue come sempre  un unico sentiero..Maria  si perde ad un tratto nel pensiero di uno speciale  ricordo..

Il ricordo di quel giorno che le cambiò la vita..una Luce  si era affacciata nella sua esistenza..Rivelazione e poi Adesione.

Il resto di quella giornata a pensare a come dirlo a Giuseppe,quell’amore fiorito nella gioia e nella sincerità…e poi la notte passata a combattere con un sonno che non giungeva mai.Il giorno successivo ad attendere i passi di lui strappando qualche ciuffo d’erba e stringendolo tra le mani e i pensieri…

Finalmente tutta la Verità...lo sguardo di lui divenuto a un tratto buio…Non l’aveva presa  bene..l’aveva lasciata da sola a guardare quel tramon che erano abituati a condividere da tempo…lui con il suo passo tenace si era allontanato senza girarsi,  carico di incredulità e di cuore ferito..Giuseppe

 

E tu Maria

 

Le tue giornate successive passate  tra le  faccende domestiche e dolci preghiere  in un  tempo che proprio  non passava mai per te ma non  per ciò che custodivi nel cuore e nel tuo grembo…chiedendoti a cosa saresti andata incontro per il tuo SI..

Poco tempo dopo: il cielo a cui ti rivolgevi non ha dimenticato il suo compito.. ha portato risposta,rivelazione,Verità anche a  Giuseppe. Nel dolce velo di un cielo profumato di stelle è stato raggiunto anche lui da quella Luce…così svegliandosi di soprassalto in una mattina non ancora pronta a svegliarsi…ha raggiunto la tua casa e ti ha chiamata,il tuo nome “Maria” chiamato dall’unica Voce che attendevi da giorni…e tu nella tua splendida e immacolata bellezza gli sei corsa incontro  impaurita e felice nello stesso tempo… lui ti ha sollevato e tu  hai abbandonato il tuo sguardo nel suo... E  tutta la vostra Adesione ha preso vita in quella parola sussurrata insieme “anche in capo al mondo” quella parola che proprio ora  ti ha aperto alla mente a tutti quei ricordi…

 

Giorni e giorni   passati insieme attendendo,camminando in un tempo avvolto di  parole e silenzio ,paure,fermezza e  stanchezza..

 

Eccovi che dopo tanto cammino  trovate un piccolo  posto…Maria sei allo stremo e ti senti persa in tutta  la tua fragilità..il momento è arrivato.Lo sa Giuseppe che ti aiuta attorniandoti di panni e paglia.. ti guardi attorno e incroci lo sguardo di quegli animali…in quella stalla, posto così insolito per Colui che un giorno salverà il mondo.. tuo Figlio.

 

 

 Finalmente eccoLo tra le vostre braccia…LUI la brezza rivelata da quell’angelo nove mesi prima, venuto  alla vita,  al mondo per il mondo. Le stelle sembrano richiamare quelle casette che respirano sonnolente in quel paesaggio montagnoso e una stella molto speciale  varca il cielo senza stancarsi portando l’ Annuncio  in quel posto sperduto agli occhi degli uomini ma scelto da Dio.Vi raggiungono pastori accorsi con la sapienza del cuore per accogliere e adorare.

Maria,Giuseppe  Il vostro sorriso più trepidante di quella stella che vi indica e vi custodisce assieme a Gesù  in questo posto così insolito..ma divenuto in questa  notte..tutta vostra il posto più bello al mondo..

 

 

Editoriale "La voce del Prossimo" Associazione Gabriele Perea-i piccoli figli di Maria Ausiliatrice



Capaci di simboli

..L'educazione immediata ad un adeguato comportamento simbolico di corpo ed anima,deve iniziare presto già nel bambino che deve imparare a esprimere nell'azione religiosa tutte le sue capacità e di realizzazione.Gli educatori devono portarlo a sperimentare gli atti e gli eventi liturgici in modo tale da comprendere il significato naturale di movimento e azione dei gesti liturgici,e,al tempo stesso,il contenuto religioso in tutte le sue caratteristiche essenziali e la sua forza.
Se una madre vive veramente con il suo bambino,se un insegnante è veramente tale saprà cogliere questo momento.Il più avviene grazie all'esempio vissuto;se questo c'è,il bambino si inserisce da sè nel complesso degli atti liturgici."

Romano Guardini,Formazione Liturgica 1923


MIO FRATELLO È FIGLIO UNICO..



Io stavolta vorrei parlarvi di una persona.

Egli é un uomo  a me molto vicino pur nella sua lontananza, una cosa che ci accomuna é che siamo entrambi dei ...grandi peccatori e fratelli .

L ' avrete capito che stó parlando di mio fratello :padre luigi al secolo padre Gigi .

Lui é creduto da tutti santo e io veramente non mi capacito di questo errore . Vorrei scendere in strada e gridare al mondo  " guardate che lui non è santo anzi!" 

Ma ho sempre qualcosa di più utile da fare che star li a gridare in strada ... Tipo... Mangiare ,Dimagrire .....o dormire ...l 'ideale sarebbe dimagrire dormendo 

Non so ..  Comunque 

Quest'anno ricorre il ventesimo della sua ordinazione sacerdotale !

Nei miei numerosi tre o quattro viaggi a Roma , ove lui presta servizio ho conosciuto molti dei suoi parrocchiani e ho notato che é molto amato e stimato. 

E anche di questo io non mi capacito e vorrei correre per le strade di Roma a gridare ...ma anche in questo caso ho altro di meglio da fare.... 

Alcuni suoi animatori storici hanno manifestato il desiderio di un viaggio qui a Brescia , la terra che a lui  diede i natali ..........e a me le quaresime!

Io per quel giorno ho già preparato un piccolo itinerario...

Ritrovo  a San Zeno

Visita ai luoghi dell'infanzia di padre Luigi : ove nacque e maturò la scelta della sua vocazione( certo molto influenzato dal fratello ).

Visita al giardino , ove sorgeva il fico , su cui cadendo si infilzó, in tenera età , durante un gioco ( da bambino era assai vivace).

La ringhiera da cui  pendeva un cappio, da  dove il Nostro pendeva , era un gioco  ...fu salvato per miracolo ,dalla vicina  che  taglió la  corda che lo stringeva .... La vicenda é tuttora avvolta dal mistero ( io avevo un alibi di ferro ).

La porta  contro la quale il bambino Luigi si buttó di testa per fuggire dal fratello arrabbiato( io ) ..   c 'era una tenda che impediva di vedere se la porta fosse aperta o chiusa...lui che aveva già una grande fede confidava fosse aperta ..( o meglio lui  l'aveva lasciata aperta ma la mamma la chiuse) 

La camera da letto originale! con i suppellettili  originali!

Letto , comodino e armadio!

Purtroppo le abatjour sono andate in frantumi ,vittime del tempo!!

Visita all 'oratorio un tempo chiamato :" Casa del Giovane" oggi " oratorio San Giovanni Bosco "

qui Luigi si formó come animatore .

Visita  alla Chiesa parrocchiale dove ricevette tutti i sacramenti e fu ordinato sacerdote.

Testimonianze:

Incontro con Piero il tranviere l 'uomo che più di tutti lo aiutó a comprendere come il mondo può essere vario e variegato! 

Incontro col suo migliore amico Carlo !

Testimonianza del fratello Paolo ( l 'uomo che per primo lo influenzò ! 

Testimonianza dei genitori mamma Paola e papà Emilio !

Piccolo aneddoto .

Quando io nacqui, Luigi intuendo  la minaccia subito si fece  venire la febbre a 40 .I nostri genitori tornando a casa con me ancora in fasce lo  trovarono  a letto ,col termometro sotto l'ascella e un certificato medico sotto il cuscino!!! (Il primo miracolo!!)

Incontro con Angela Franchini la sorella ,(non nel senso di suora) suo marito Enrico e i suoi figli ,nipoti prediletti di  Padre Gigi .

Pellegrinaggio da San Zeno a Montichiari con la sua bicicletta dell epoca !! 

A Montichiari visita al suo seminario , al campetto dove imparó  a giocare a calcio; visita all ' aula studio e la famosa sala giochi con :i bigliardini ,le scacchiere,i tavoli da ping pong e quintali di riviste del calibro de  : il giornalino, mondo erre ,nuove dimensioni ecc ecc .

Visita alle scuole medie dove resistette alle tentazioni  che minavano il suo celibato( le ragazze monteclarensi sono note per la loro intraprendenza!).....

E ne ho in serbo altre divertentissime!!


Caro Luigi 

son passati 20 anni dalla tua ordinazione a Sacerdote. Non ringrazierò  mai abbastanza il Signore per averti chiamato, infatti da quando sei a Roma litighiamo un po' meno. Io speravo che tu andassi missionario in Australia , Roma é molto vicina ,ma non si può aver tutto.

Ah fermi!

Ci sarebbe un altro piccolo aneddoto .. Nell' anno del giubileo ,agosto 2000 , Luigi mi invitó  a vivere l ' evento con lui nella sua bellissima parrocchia ..

Insomma prendo il treno con mio cugino Giovanni e arriviamo in serata nella capitale.Dopo una cena frugale andiamo a dormire. La notte stessa il mio povero fratello viene ricoverato in ospedale per una influenza fortissima.

La famosa influenza del fratello Paolo !

Per questo motivo prima di andare a trovarlo ( a Roma ),lo avviso sempre un po' prima  e lui prende un antibiotico speciale , preparato in Vaticano, mi sembra si chiami antinfluenzalepaolino.

Caro padre Gigi 

Tutte le volte che vieni a a trovarci e dopo te ne torni a Roma ,io resto qui impalato ,con un buco nello stomaco stavolta non per la fame!

E  in verità , in verità ti dico ,anche se sei un peccatore e non sei ancora santo mi manchi sempre molto ..

Ciao Luigi . 

L 'uomo che più di tutti ti ha influenzato tuo fratello Paolo.

LO SPIRITO SANTO MUOVE IL NOSTRO CUORE..

 

Quest'anno,il 18 ottobre 2014,dei ragazzi della nostra comunità hanno ricevuto un sacramento importantissimo:il sacramento dello Spirito Santo ovvero la Cresima.Per molti ragazzi la Cresima è stata la conferma del proprio Battesimo cioè la conferma che Gesù ci ha reso partecipi della sua Pasqua,della sua morte e Resurrezione:ci ha liberati dal peccato e ci ha fatto risorgere con Lui a vita nuova.

E' stata la conferma del cammino che in questi anni oguno ha fatto raggiungendo così,una delle tappe più importanti.Con la Cresima abbiamo ricevuto lo Spirito Santo:un dono che abbiamo chiesto di ricevere per essere più vicini al Signore.

Lo Spirito Santo ci assiste,ci fortifica,soccorre la nostra debolezza e la nostra fragilità.Abita in noi,nei nostri cuori,ci educa all'obbedienza e alla fiducia verso chi ci educa,come i nostri genitori,i nostri sacerdoti,le nostre suore anche a tutti quelli che ci vogliono bene.

Lo Spirito Santo muove il nostro cuore ad incontrare i nostri amici che si sono allontanati dalla parrocchia e fa sì che il nostro cuore si incendi d'amore,con LUI riusciremo a perdonare gli uomini,a pregare e a trasmettere agli altri la Parola di Dio.

La sera della Cresima eravamo tutti emozionati,alcuni più di altri,eravamo preoccupati di sbagliare qualcosa ma per fortuna è andato tutto bene.Per tutti i ragazzi è stato un momento bellissimo e alla maggior parte è piaciuto molto il momento dell'unzione.

E' stata un'esperienza unica e viverla in prima persona è stata ancora più bella e emozionante

 

CHIARA